Il disfacimento di Detroit

L’antica città fondata dai cacciatori francesi – chiamata la città dei motori grazie alla Ford, alla General Motors e alla Chrysler – da parecchi anni vive una gravissima crisi economica e sociale. Dal 1950 ad oggi ha perso quasi metà dei suoi abitanti, non solo per la crisi dell’auto che a Detroit ha avuto il suo massimo sviluppo storico, ma anche e soprattutto a causa dei gravi incidenti razziali avvenuti nel 1967, nei quali morirono 43 persone, quasi tutti neri, e furono distrutte migliaia di abitazioni. I bianchi abbandonarono in massa, nel corso degli anni, la città, rendendola quasi esclusivamente nera. Oggi, infatti, oltre l’80 per cento della popolazione di Detroit è di etnia nera (è la percentuale più alta negli Usa). Nel 2012 è stata la città più violenta d’America, record che detiene da parecchi anni, sia per numero di omicidi che di violenze gravi. Inoltre, dato che le disgrazie si legano l’una all’altra, sempre nel 2012 è stata considerata la città più miserabile degli Stati Uniti dalla rivista Forbes. Qui ho trovato un articolo di Repubblica che tratta della violenza a Detroit, addirittura del 1987:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/01/03/detroit-capitale-dell-auto-nelle-mani.html

Ha il maggior numero di case sfitte, quasi 100.000 mila, inoltre possiede intere zone abbandonate a se stesse e letteralmente cadenti. Dal 2009 sono state chiuse 95 scuole pubbliche e oltre il 30 per cento della popolazione è semianalfabeta. Quasi il 50 per cento dei bambini vive sotto la soglia di povertà.

http://www.permanentculturenow.com/594/

Numeri spaventosi che fanno pensare a un paese del Terzo mondo, non certo alla nazione più ricca e potente del mondo. E’ un caso che andrebbe studiato in profondità anche per capire come possa cadere così in basso una città una volta ricca e prospera, che attirava immigrati neri dal Sud e bianchi da altre parti degli Stati Uniti. La città non è riuscita a reinventarsi e a guardare oltre l’automobile e le dinamiche razziali e sociali hanno fatto implodere letteralmente la città.

 

I ricchi bianchi sono fuggiti, ma i neri, poveri e culturalmente svantaggiati e impossibilitati ad abbandonare la città, sono rimasti imbottigliati a vivere nella violenza e senza alcuna speranza. Ormai è una città post industriale e a una certa ora in molti quartieri vige il coprifuoco. Sotto molti aspetti mi ricorda La Strada, il libro di Cormac McCarthy, almeno a visualizzare molti video sullo stato della città.

 

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