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Curiosità varie Libri Poesia Storia

Nel paese del Bengodi o Bentegodi?

Forse sarà il paese del Bentegodi? Sicuramente no. Il Bentegodi, se non mi sbaglio, è lo stadio dove gioca l’Hellas Verona e il Chievo Verona, le due squadre calcistiche della città veneta.

Vediamo un po’.

Nell’VIII giornata, della terza novella del Decameron, Boccaccio racconta lo scherzo ben orchestrato dall’astuto Maso il Saggio ai danni del povero e ingenuo Calandrino. Maso fa credere al goffo pittore che nel paese di Bengodi, frazione di Berlinzone, si trovassero  delle pietre preziose con poteri magici:

Maso rispose che le più si trovavano in Berlinzone, terra de’ baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevavisi un’oca a denaio e un papero giunta; e eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicello vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d’acqua.

Sentito il racconto, Calandrino voleva andarci, ma il luogo era troppo lontano, più là che Abruzzi. Allora Maso continua a raccontargli che nel fiume Mugnone esistesse una pietra chiamata elitropia, che si dice avesse il potere magico di rendere le persone invisibili. Calandrino, tutto euforico, informa altri due suoi amici pittori, Bruno e Buffalmacco (bisogna dire che tutti e tre i pittori sono esistiti realmente: Calandrino fu in realtà il pittore Nozzo, chiamato “Giovanazzo”, di Perino e apparteneva alla scuola fiorentina pregiottesca; Bruno fu chiamato Bruno di Giovanni d’Olivieri, dipintore di camere; Buffalmacco fu Bonamico, maestro e vissuto –  secondo il Vasari – dal 1262 al 1340. Dipinse degli affreschi nel Duomo di Arezzo e nella chiesa Badia di Firenze: molti gli attribuiscono anche l’affresco del Trionfo della Morte al Camposanto di Pisa). I tre compagni vanno, raccolgono delle pietre e Calandrino, al ritorno, pensando di non essere visto dagli altri due compagni, per poco non viene lapidato. Infatti, Bruno e Buffalmacco fanno finta di non vedere Calandrino, e costui credendo che fosse invisibile ai compagni gli si pareva dinanzi nella strada di ritorno. Per i due compagni fu un vero divertimento lanciargli le pietre sugli stinchi e nelle reni… Arrivati in Firenze raccontano della burla ai gabellieri, che d’accordo fanno finta di non vedere il povero pittore. Questo credendo che fosse invisibile torna a casa, ma la moglie vedutolo lo rimprovera per il ritardo. Per Calandrino è un colpo troppo grande e preso dall’ira comincia a picchiare selvaggiamente la moglie. Bruno e Buffalmacco che nel frattempo se la ridevano per lo scherzo ben riuscito, intervengono per calmare e trattenere l’uomo. Calandrino si dispera per la propria sventura e infine si riconcilia con la moglie. Così finisce il racconto.

Voleva diventare ricco e per farlo non si fece scrupolo di ingannare i suoi compagni, quando credette di avere trovato le pietre magiche; ma, purtroppo per lui, ebbe solo inutili pietre e umiliazioni.

Boccaccio, Decameron, Mondadori – I Meridiani (1985)

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Geopolitica Politica Storia

Corea in guerra – Kay Larsson

Alle radici dell’odio

E’ appena uscito un e-book, di Kay Larsson, che spiega in modo essenziale e stringato le origini della guerra in Corea del 1950-53. Credo che sia una buona introduzione per chi non sappia nulla della recente transizione storica della Corea.

La Corea fino al 1945 era un’unica nazione. Nella sua recente storia, la Corea ha subito l’occupazione giapponese fin dal 1905, divenendo un protettorato. Nel 1910 i giapponesi decisero di annetterla all’Impero. Fino al 1945 rimasero una colonia del Sol Levante. Durante la Seconda guerra mondiale, in realtà verso la fine, gli Stati Uniti e l’Urss si accordarono sulle rispettive zone di influenza in Corea. L’accordo prevedeva il confine al 38° parallelo. La parte Nord sarebbe entrata sotto l’influenza sovietica e la parte Sud sotto quella americana. Ciò fu fatto per evitare che si sparassero addosso durante l’espulsione dei giapponesi. Dopo la fine della guerra, al Nord fu instaurato un regime di stampo comunista, mentre al Sud salì al potere una specie di dittatore sotto l’egida statunitense. Di fatto la Corea fu divisa in due stati, con opposte dittature politiche. Così si andò avanti fino al 1950.

La Corea del Nord passò sotto l’influenza di Kim Il-Sung, il padre dell’attuale dittatore nord coreano. I comunisti non accettarono mai la divisione della Corea e spinti dall’alleanza con la Cina e l’URSS, nel 1950 invasero i confini della Corea del Sud. Sia Douglas MacArthur (Comandante Supremo delle Forze Armate americane in Estremo Oriente) che l’amministrazione americana rimasero sorpresi dall’iniziativa nord coreana. Il dittatore sud coreano Syngman Rhee, chiese subito protezione agli Usa, anche perché la Corea del Sud non disponeva di forze militari adeguate ed era totalmente sprovvista di armamenti. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condannò immediatamente l’invasione comunista e, grazie all’assenza del rappresentante sovietico che solidarizzava per la mancata ammissione della Cina comunista all’ONU (infatti era presente la Cina nazionalista),  propose una missione di pace contro i comunisti del Nord. Il 27 giugno del 1950 iniziò ufficialmente la guerra di Corea. Quello stesso giorno ci furono i primi scontri tra l’esercito americano e le truppe nord coreane.

Gli americani fecero confluire dal Giappone, ancora occupato, soldati, armi e dispiegamento di mezzi appropriati in Sud Corea. Il Generale MacArthur prese in mano le direttive strategiche e militari della campagna in corso. In pochissimo tempo le truppe statunitensi presero Seul, nel frattempo caduta in mano ai nord coreani, e avanzarono per centinaia di chilometro verso nord occupando anche la capitale comunista, Pyongyang. La ritirata, in parte tattica, dei comunisti rese gli americani baldanzosi e troppo sicuri di sé; comportamento che pagheranno caro in seguito. Più di 100 mila nordcoreani si arresero. Entro il mese di novembre le truppe americane raggiunsero quasi il confine coreano con la Manciuria.

A questo punto, intervenne pesantemente nel conflitto la Cina, stravolgendone le sorti e gli equilibri.  Quasi un milione di soldati cinesi invasero la Corea del Nord e respinsero gli americani fin oltre il 38° parallelo. Fu la più grave disfatta mai subita dalle truppe Usa e la ritirata più prolungata della storia militare americana (anche le truppe sud coreane furono quasi totalmente annientate). I cinesi e le truppe nord coreane conquistarono di nuovo Seul, la capitale del Sud. Gli americani presero in esame l’utilizzo della bomba nucleare contro la Cina, come spingeva a fare MacArthur, ma il presidente Henry Truman si oppose (la paura di scatenare una guerra nucleare fu grande, soprattutto perché l’URSS riuscì a dotarsi degli ordigni nucleari nel settembre del 1949). La frattura tra il generale e il presidente divenne ormai insanabile e portò di lì a poco alla rimozione forzata di MacArthur (1951). Le truppe americane, dopo un primo shock, si ripresero e riuscirono ancora una volta a conquistare Seul e a respingere le truppe sino-nordcoreane oltre il 38° parallelo. Si andò avanti con varie ritirate e respingimenti fino praticamente al 1953, quando gli americani, finalmente,  conclusero che non aveva più senso sprecare vite umane per una situazione di assoluto stallo militare. Nel luglio del 1953 fu firmato l’armistizio.

In totale vi persero la vita oltre 33 mila americani su 1.300.000 soldati impiegati; i morti tra i sino-nord coreani non è dato sapere, ma gli americani parlarono di oltre 500 mila morti (cifra ritenuta non attendibile); oltre 400 mila morti subirono le truppe sud coreane e infine le altre nazioni belligeranti sotto l’egida dell’ONU 1800 circa (Gran Bretagna, Turchia, Thailandia, Olanda, Grecia, Francia ecc.).

In pratica la guerra ha lasciato le cose esattamente come erano, sia in una direzione che nell’altra, semmai lo status quo si è rafforzato. La guerra coreana ha sancito la divisione del mondo in due blocchi, forti e contrapposti; che si trascina incredibilmente fino ad oggi nello scontro militare e politico, mai del tutto sopito, tra il Sud e il Nord della Corea.

Kay Larsson, Corea in guerra, LA CASE Books (2013)

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Curiosità varie Economia I tesori di Milano Società Storia

Il sogno di Mario Bagno: Consonno Brianza (i prodromi della Milano da bere)

I prodromi della Milano da bere

Nel 1962 Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo, acquisì Consonno Brianza, un piccolo borgo brianzolo, direttamente dall’Immobiliare Consonno Brianza. L’immobiliare era proprietaria di ogni singola pietra del borgo e le persone che vi abitavano non erano nemmeno proprietarie delle abitazioni. Per soli ventidue milioni e mezzo di lire il Conte divenne proprietario dell’intero borgo, con vista mozzafiato sul paesaggio circostante: da lassù infatti la vista spaziava (e spazia) dai monti sullo sfondo ai piccoli laghi di Garlate, Annone e Pusiano nella vallata. Dopo appena sei anni dall’acquisto Mario Bagno fece costruire una strada e piazzò qua e là degli striscioni, in cui si poteva leggere da A Consonno il cielo è più azzurro Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo. Le idee del Conte fin da subito si dimostrarono grandiose.

Pensò di costruirvi un circuito automobilistico, delle piscine, dei campi da calcio, tennis e minigolf, alberghi, uno zoo, ecc. Riuscirà solo in parte a costruire ciò che aveva sognato. Costruì e distrusse a ripetizione quello che gli passò per la testa, senza freni né impedimenti. Finalmente nel 1968 riuscì ad aprire la nuova Las Vegas italiana, come lo stesso conte amava definire la sua creatura. E Las Vegas lo fu per davvero, ma solo per qualche anno. Di qui passarono Pippo Baudo, Celentano, Mina, Milva, Johnny Dorelli, i Dik Dik, calciatori, politici, modelle, uomini di mondo e tante altre persone più o meno famose. Le discoteche costruite dal conte attirarono flotte di giovani in cerca di svago e divertimento, provenienti anche dalla lontana Milano, dove la Milano da bere degli anni Ottanta era ancora di là da venire. Quella degli anni Settanta era una Milano con trentamila tossicodipendenti e dove l’eroina mieteva decine di vittime ogni anno. Ma torniamo a Consonno. Purtroppo per il conte, il sogno si interruppe nell’ottobre del 1976 a causa di una frana che rese irraggiungibile Consonno Brianza. In brevissimo tempo tutte le attività chiusero e gli abitanti, circa 300, furono costretti a lasciare le loro case e a trasferirsi intorno alla città, in una sorta di new town. Le case abbandonate furono rase al suolo e solo l’antica chiesa si salvò.

Oggi Consonno Brianza è un paese fantasma, con le costruzioni rimaste che cadono a pezzi e in cui la vegetazione si è ripresa lo spazio che le era stato sottratto. Rimane il minareto, malinconico, che ancora orgoglioso svetta tra gli alberi circostanti e dalla cui vista si gode tutto attorno un paesaggio sublime, incastonato, come fosse un quadro, tra i monti all’orizzonte, la foresta circostante e i piccoli laghi a fondo valle. La vista è meravigliosa. Da qui, da questo luogo ameno, sono nati i germi della Milano da bere.

Da questo esperimento ebbero un discreto sviluppo le sale da gioco e il sogno dei poveri di diventare ricchi: questo è il motivo per cui la storia di Consonno Brianza fa parte del primo capitolo del libro di Marco Dotti, Slot city; libro che racconta i deliri del gioco legale delle slot machine, del gioco online e di tutte quelle diavolerie inventate dallo Stato per fare cassa. Ma questa è un’altra storia, magari la racconterò un’altra volta.

Dotti, Marco, Slot city. Brianza-Milano e ritorno, Roma, Round Robin Editrice, e-book, 2013.

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Politica Società

Il corpo degli uomini

Negli ultimi anni ho ascoltato ogni sorta di indignazione e protesta contro l’uso del corpo delle donne in televisione e nei quotidiani, però nessuno si è mai indignato per l’uso che si fa dell’altro genere vivente sulla Terra. Il corpo dell’uomo è oggi sovrasfruttato in ogni ambito della pubblicità. Basta girare per qualsiasi città, senza parlare della televisione, per imbattersi in cartelloni pubblicitari con uomini in mutande, quasi completamente nudi, di una bellezza androgena, privi di peli e palestrati. Tutti uguali, usciti in serie. Ma l’opinione pubblica – sia femminista che non – tace, assorta esclusivamente a tacciare di maschilismo o misoginia qualsiasi affronto fatto contro le donne, ormai uniche e vere dee della nostra società materialista. Qui non voglio discutere la libertà individuale di una persona a prestarsi a questo tipo di mercificazione del proprio corpo, ma voglio sottolineare la mancanza di obiettività di tutte quelle persone, soprattutto donne, che si indignano quando viene esposto un corpo femminile rispetto a uno maschile. Basti pensare a cosa si è trasformata la Festa della donna: un’orgia di corpi maschili dati in pasto a ragazze e donne urlanti, prive di qualsiasi freno inibitorio. Qui mi fanno pena e ribrezzo sia le donne, copie dei peggiori istinti maschili, sia gli uomini che si prestano a essere ridotti a pura merce espositiva per libidini femminili. Non ho mai ascoltato delle femministe indignarsi per questo, anzi, in genere dicono che ogni donna è libera di divertirsi come gli pare. L’importante è che sia donna.

Da Maria De Filippi al ministro Elsa Fornero, la solfa è sempre la stessa. Il caso della pubblicità ritirata a Napoli è emblematica della disparità e malafede di un certo tipo di femminismo ormai imperante in ogni ambito (gli uomini separati e cacciati da casa sanno bene cosa intendo). La pubblicità era divisa in due tipologie, una maschile e l’altra femminile. In quella maschile, veniva ritratto un uomo seduto su un letto con accanto una donna esangue alle sue spalle. La parte femminile era più o meno uguale. Ebbene tutti, a partire dal ministro Fornero, hanno parlato di femminicidio, ignorando volutamente la pubblicità riguardante la donna carnefice. Io credo, invece, che la pubblicità fosse totalmente sbagliata e immorale e che andasse ritirata non perché incitasse al femminicidio, ma in quanto violenta di per sé. La strumentalizzazione femminista è ridicola e completamente fuorviante. Si cerca sempre di porre la vita di una donna al di sopra della vita di un uomo. Questo è del tutto inaccettabile. La violenza è sbagliata sempre e comunque, chiunque ne sia la vittima. Oggi i veri indifesi e bisognosi di una legislatura efficiente e di una prevenzione efficace sono i bambini, nonostante siano scomparsi dal dibattito sulla violenza. Perché? Forse perché i bambini sono oggi vittime di violenza in percentuale maggiore da parte delle donne (fonte Telefono Azzurro)? Quindi alle femministe questo dato non piace, è meglio nasconderlo, lasciare le persone nell’ignoranza più assoluta. E’ più remunerativo continuare a dire falsità sui dati della violenza sulle donne, piuttosto che dire che l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per le donne, sia in termini di stupri, che di omicidi. La tanto decantata Svezia ha percentuali di violenze sulle donne più alte delle nostre, in proporzione al numero di abitanti, altro che paradiso delle donne.

http://comunicazionidigenere.altervista.org/violenza-donne-dati-veri/

Per concludere, vorrei che in Italia e in tutto l’Occidente ci fosse lo stesso trattamento morale ed etico sul corpo delle donne e degli uomini. Oggi il vero genere sfruttato e ridicolizzato è quello maschile, qui intendo soprattutto le televisioni, i quotidiani e i mensili, tutti appiattiti sulla falsa retorica femminista. Un comportamento è sbagliato a prescindere da quale genere sia adottato, altrimenti è pleonastico parlarne. Se ci fosse l’8 marzo al maschile, con tutta quell’orgia di corpi nudi femminili, come la prenderebbero le donne? Laura Boldrini, la nostra presidente della Camera, si è indignata per le parole di Franco Battiato sui parlamentari, perché da lui apostrofati con un insulto prettamente rivolto alle donne, ma non ha detto niente quando Beppe Grillo ha dato dei padri puttanieri agli stessi. Troie non è accettabile, mentre il termine puttanieri sì. Le femministe, come la Boldrini, che a parole vorrebbero eliminare ogni discriminazione di genere (quando fa comodo alle donne), in realtà sono propense al silenzio quando gli uomini vengono discriminati. Cosa possiamo aspettarci da un presidente del genere? Anche il ministero delle Pari Opportunità in realtà è un ministero femminista, niente di più e niente di meno. E che dire, per concludere davvero questa volta, del caso Fabri Fibra. E’ stato escluso dal concerto del 1 maggio a causa di una rimostranza di un gruppuscolo insignificante di femministe, e cosa ancora più assurda, la CGIL ha accettato in toto la loro critica per la presenza del cantante. Questo dà l’indice di cosa sia diventata la CGIl, un’organizzazione prettamente femminista e di parte.

Certo che gli uomini sono decaduti, ma anche le donne sono l’ombra di se stesse.

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Filosofia Libri Politica

La strana pretesa dei manifestanti di rappresentare la totalità dei cittadini

Dopo avere osservato le manifestazioni di isteria per Rodotà e l’ultima puntata di Servizio Pubblico, in cui vi era presente un ragazzo e una ragazza che avevano manifestato contro il ministro dell’Istruzione Profumo, ho riflettuto sulla brutta abitudine di chi manifesta a parlare per la totalità delle persone non presenti. Sul caso Rodotà ho letto e ascoltato cose incredibili, tipo: gli italiani lo volevano presidente, gli italiani l’hanno votato, gli italiani si sentono rappresentati da lui ecc. La stessa cosa vale per le frasi pronunciate dai due ragazzi alla trasmissione di Santoro. I due ragazzi dicevano che solo gli studenti potevano parlare, protestare e contestare il ministro. Tutti gli altri no.

Anch’io ho partecipato a delle manifestazioni, però non mi sono mai sognato di rappresentare tutti. Ho solo ed esclusivamente rappresentato me stesso o al massimo un gruppo. In realtà i manifestanti sono sempre una piccolissima parte dei cittadini; rappresentano loro una minoranza assoluta e infima, purché rumorosa. In questo caso mi sovviene in aiuto il filosofo francese Alain Badiou, che in un recente scritto, Il risveglio della storia, tratta brevemente questo argomento. Quindi lascio a lui la parola. Riferendosi al fallimento del ’68 francese dice:

“Noi altri, gli antichi, ci siamo già passati alla fine del maggio ’68. Milioni di manifestanti, fabbriche occupate, luoghi dove si tenevano assemblee in maniera permanente, e di fronte a tutto questo De Gaulle organizza delle elezioni che portano al formarsi di un’improponibile camera di reazionari. Mi ricordo dello sbigottimento di un certo numero di miei amici che dicevano: “Ma eravamo tutti per strada!” E io rispondevo: “No, non eravamo affatto tutti per strada!” Perché per quanto grossa possa essere una manifestazione, è sempre ultraminoritaria. La sua forza risiede nell'”intensificazione” dell’energia soggettiva (le persone si sentono indispensabili giorno e notte, tutto è entusiasmo e passione) e nella localizzazione spaziale della propria presenza (le persone si radunano in luoghi diventati imprendibili, piazze, università, viali, fabbriche…)”.

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Economia Politica Società Storia

Usa e getta – Serge Latouche

Le follie dell’obsolescenza programmata

Non si finisce con avere ciò di cui si sente il bisogno,
ma si finisce con sentire il bisogno di ciò che si ha.
Günther Anders

Ottimo saggio che spiega bene la nascita, la crescita e lo sviluppo del consumismo di massa, spinto e studiato bene a tavolino dai produttori di beni tecnologici, commerciali e anche alimentari. Le stampanti, i cellulari, i computer e altri aggeggi tecnologici dopo due o tre anni sono già da buttare, eppure questo non è dovuto a un decadimento dei materiali o a una cattiva progettazione ma è esclusivamente voluto e approvato. Questo fenomeno è chiamato obsolescenza programmata, definizione ripresa dal progressivo uso che ne fece Bernard London, un imprenditore tedesco di origini ebraiche, fuggito negli Usa in seguito alle leggi razziali. Il fenomeno ha i suoi prodromi negli Stati Uniti, poi esportato al resto dell’Occidente. La loro filosofia è chiara: bisogna produrre strumenti tecnologici, e non solo, che abbiano vita breve in modo tale da spingere le persone ad acquistare i nuovi modelli, altrimenti l’economia si fermerebbe, con grave danno per tutta la comunità.

Quando gli ingegneri americani che costruivano lampadine riuscirono a progettarle sempre più resistenti ed efficienti, all’inizio del Novecento, i produttori cominciarono a preoccuparsi e decisero di accordarsi tra loro per limitare la durata delle lampadine a 1000 ore. (Nel 2001, in California, si festeggiarono i 100 anni di vita ininterrotta di una lampadina a filamento di carbonio che illuminava l’ingresso di una caserma dei pompieri). Per fare ciò dovettero convincere gli ingegneri a progettare lampadine a tempo, fragili e con qualche difetto. A ruota la nuova filosofia contagiò gli altri settori industriali, a partire dall’automobile. La General Motors cominciò intorno agli anni ’20 del secolo scorso a sfornare un modello nuovo di auto ogni due anni o anche meno. La Ford si dovette adeguare immediatamente se voleva tenere il passo di vendite. Il settore dell’igiene intima non stette certo a guardare e nel 1920 viene inventato il primo assorbente usa e getta. Nel 1924 nasce il kleenex e nel 1934 il tampone, che prende il nome dalla marca, Tampax. Il caso forse più eclatante coinvolse l’Apple nel 2003. Dopo l’uscita dell’iPod la casa produttrice ebbe la buona idea di costruire batterie con un limite massimo di vita di 18 mesi. Una volta passati i due anni si era praticamente costretti a comperare un altro iPod. Grazie a una class action contro il colosso americano, l’Apple fu costretta a costruire delle batterie resistenti e durevoli nel tempo. Ogni anno 150 milioni di computer vengono trasportati nel Terzo Mondo come scarti occidentali. Una volta arrivati in loco vengono recuperati buona parte dei metalli che vi risiedono all’interno (rame, coltan, piombo, argento ecc.), bruciando il resto con grave rischio per la salute, dato che sono materiali plastici che sprigionano diossina.

Anche per quanto riguarda il cibo la situazione non è migliore. Si calcola – prosegue Latouche – che in Francia, in Gran Bretagna e in Italia si butti tra il 30 e il 50% del cibo in discarica. In parte il problema è a monte. Spesso c’è una sovrapproduzione di alimenti e quindi per tenere i prezzi abbastanza elevati si preferisce buttare o distruggere buona parte dei prodotti. Le continue promozioni e sconti degli alimenti, soprattutto nei fine settimana, produce acquisti inutili e smodati, che puntualmente una volta scaduti finiscono nella spazzatura. E’ un processo di marketing ben studiato e collaudato: anche questo fenomeno rientra nell’obsolescenza programmata.

L’unica soluzione per uscire da questo sistema malato, secondo l’autore, è una decrescita progressiva e responsabile; senza per questo privarci di utili strumenti tecnologici come la lavatrice, il frigo, il computer, l’automobile ecc. Per esempio, alcuni di essi si potrebbero condividere, come già si fa in alcuni quartieri ecologici in Svezia. Insomma, stiamo rischiando di produrre un collasso ambientale irreversibile e l’unico modo per sopravvivere in un pianeta con risorse finite è porsi un limite al compulsivo accumulo di beni materiali.

Serge Latouche, Usa e getta, Bollati Boringhieri (2013)

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Poesia

Piscegràzia (Strascico) – Tommaso Pignatelli (G.N.)

Che sia di buon augurio per la nostra Italia.

Piscegràzia 

‘A vacànzia è fernuta e me garbizza

sto chìarfo ca ‘ncarma

l’appecundria. E’ meglio stracquà,

‘e campìglie arreventano scaiènze

‘e l’autunno ca ‘nzarda into culore

do vignale e s’aggranfeca zumpanno

‘nzì’  lo core. Ca mmùmmera aggubbata

selluzzo pe sbariamiento, forse

pe cupia’ ‘o chiarfo, po piglià pe fesso.

Traduzione in italiano:

Strascico

La vacanza è finita e mi piace questa pioggia violenta che benedice la malinconia. E’ meglio desistere, le promesse diventano bisogni dell’autunno che preme nel colore della vigna e s’arrampica a sussulti fino al cuore. Col capo piegato singhiozzo per distrazione, forse per imitare l’acquazzone, per prenderlo in giro.

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Poesia Politica

Elucubrazioni metafisiche

Il vostro capo non ragiona,

Sei un fake!

Anche l’Oracolo di Genova ha commesso errori,

Sei un troll!

Tutti corrotti! tutti corrotti! a parte me,

Chi è il puro che parla?

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Ambiente Animali

I pesticidi stanno sterminando le api

E’ uscito un documentario dal titolo Than more honey, realizzato dal regista svizzero Markus Imhoof, che analizza per quali motivi le api stanno scomparendo. Finisce sotto accusa soprattutto il colosso tedesco della Bayer, responsabile della produzione e distribuzione di pericolosi pesticidi. In alcune zone del pianeta le api sono diminuite anche del 70%, con risvolti drammatici dal punto di vista della produzione alimentare umana. Senza le api, infatti, molte specie di piante non potrebbero sopravvivere; perché verrebbero private del lavoro indispensabile da impollinatori che svolgono questi insetti.

http://oggiscienza.wordpress.com/2013/04/17/morethan-honey/

Purtroppo non credo che esista una traduzione in italiano del documentario. Qui sotto trovate una breve postilla in italiano:

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Politica Società

L’insostenibile arroganza del nuovo che avanza

Ho votato Grillo. Sì, lo ammetto. Nonostante avessi avuto moltissimi dubbi sul personaggio e sul suo sodale Casaleggio, l’ho comunque votato. Perché? Perché ero rimasto schifato dalla politica rinunciataria e pro montiana di Bersani, perché non tolleravo che il segretario del Pd andasse, durante le elezioni italiane, a rassicurare Parigi e Berlino sulla nostra quieta e salda disponibilità a continuare a pagare i debiti dello Stato. Perché condividevo molti punti della politica del M5S, soprattutto la parte che riguardava l’ambiente e la riforma economica e politica dell’Italia. Perché speravo in un cambiamento di mentalita per il meglio, speravo nell’approvazione in tempi brevi di quelle sei o sette cose che ci avrebbero consentito di cambiare in maniera positiva il nostro Paese. Bersani e il Pd, che io ho criticato duramente per tutti gli errori commessi, hanno cercato in questi ultimi due mesi di andare incontro alle istanze di Grillo. Mi ha persino fatto tenerezza l’umiltà dimostrata e l’autocritica divulgata in piazza di Bersani. Grillo ha continuato invece a fare il presuntuoso, il saccente, il giudice: siete tutti uguali; Berlusconi e Bersani sono la stessa cosa; Bersani è un ladro, eccetera. Devo ringraziare Grillo perché mi ha reso simpatico persino Bersani, che fino a poco tempo prima, in parte, maledivo. Io credo fermamente a una cosa: una persona può sbagliare e sbagliare molto anche, ma se quella stessa persona mi viene incontro con propositi di cambiamento e con umiltà è da miopi e prepotenti respingerlo. Grillo ha fatto questo. Si è erto a giudice dell’intera politica e della moralità dei politici, proprio lui, condannato per omicidio, proprio lui, con una casa abusiva condonata, proprio lui, che ha cambiato idee in maniera drastica passando spesso e volentieri da un’estremità all’altra. Qual è il risultato di una siffatta politica? La crisi economica galloppa, le persone continuano ad uccidersi e tra poco finiremo i soldi della cassa integrazione e dei contributi sociali. Il Pd ha delle gravi responsabilità per tutto questo, ma il M5S ha sbagliato a non dare la fiducia a Bersani perché si sarebbe potuto mettere in atto quelle 6 o 7 cose da fare subito, per il bene comune, poi si tornava a votare o magari no. Berlusconi, se l’accordo ci fosse stato, sarebbe stato tagliato fuori, probabilmente per sempre. La destra italiana poteva finalmente liberarsi da questo peso e ripartire con nuovi uomini e donne, con nuove aspirazioni e ideali. Sarebbe stato un bene per tutti. Invece, grazie ai continui dinieghi, Berlusconi ci sta sguazzando con tutte le scarpe. L’affare Marini lo mostra in modo lampante.

Caso Rodotà. I 50 mila del M5S lo inseriscono al terzo posto delle cosiddette quirinarie. Un paio di anni fa lo stesso Grillo aveva attaccato in maniera molto forte i privilegiati della casta, tra cui c’era proprio Rodotà. Attaccato perché percepiva (e percepisce ancora) una pensione di oltre 8 mila euro al mese. Rodotà rispose dicendo che Grillo era un pericolo per la democrazia. Quindi chi era impresentabile due anni fa oggi diventa l’Unto del Signore per Grillo. L’esempio peggiore della peggiore politica. E le molte pecore belano dietro al verbo del capo ripetendo come ossessi che Rodotà (che spesso non sanno neanche chi sia) è la migliore scelta possibile, perché gli italiani l’hanno scelto. Classico caso di delirio di onnipotenza. Cinquanta mila persone, a quanto pare, rappresentano la totalità degli italiani. Gli intellettuali – sempre più ridicoli – propongono appelli su appelli, adesso anche su Rodotà (senza contare la sparata assurda di Gherardo Colombo; degna di un poppante a cui è stato negato il biberon). Prodi, no, è il demonio in persona, per Grillo. Eppure nel 1996 quando tagliò il costo del denaro gli interessi sul debito scesero di colpo. Nel 2007 fece il nuovo Conto Energia per le fonti rinnovabili che diedero il là alla riscossa italiana al fotovoltaico soprattutto. Oggi siamo tra i primi 5 Paesi al mondo, con nuovi posti di lavoro creati e un risparmio sulla bolletta energetica considerevole. Nel 2007 eravamo tra gli ultimi. Ma questo nessuno lo ricorda. Prodi è il meglio? Probabilmente no, ma non è neanche il peggiore e non ha nulla da invidiare a Rodotà. Prodi ha dalla sua competenza, visibilità e rispetto internazionale; è stato Commissario Europeo e ha ricoperto per due volte il ruolo di Primo ministro (esperienze che fallirono non per responsabilità sue). Rodotà invece? Anche Prodi è stato bruciato, questa volta credo da coloro che all’interno del Pd hanno sempre guardato a destra.

Adesso, dopo quasi due mesi di nulla totale, senza un governo e senza prospettive, mi ritrovo a pentirmi amaramente della mia scelta. Faccio mea culpa. Conoscevo il personaggio e ne diffidavo, sentivo una specie di repulsione per il capo popolo, eppure lo giustificavo, perché in parte anch’io mi sentivo a quel modo. Ho atteso invano, giorno dopo giorno, che la responsabilità prevalesse sul rancore personale, che i problemi economici spaventosi dessero il via al dialogo, alle proposte, alla volontà di lavorare e risolvere le gravissime incombenze dei cittadini. Invece, praticamente tutti i giorni, ci siamo dovuti sorbire il capo popolo riprendere un giorno Crimi e l’altro Lombardi e l’altro ancora qualcun altro. Come se fossero automi collegati a un computer alla villa del capo. Sono più liberi due babbuini allo zoo. Due mesi di gaffe, di supponenza e di persone letteralmente allo sbando, quasi avessero paura di governare, di parlare, persino di muoversi. Grillo a Bersani: se votate il mio candidato alla presidenza, Rodotà, potrebbe aprirsi uno spiraglio di governo. È rinvasito per caso? Dopo due mesi è uscito dal letargo? Perché proprio ora Bersani dovrebbe votare il suo candidato? Ricatti, alla maniera dei bambini. L’uomo nuovo che crede in cuor suo di essere migliore degli altri, di detenere la verità assoluta, mentre gli altri sono venduti, corrotti, delinquenti e amorali. Lui fa e disfa a piacer suo, chi se ne importa se l’Italia affonda, se annaspa vicino alla riva senza trovare un appiglio a cui aggrapparsi; senza avere nemmeno un governo che ci sia, che dia un minimo di sicurezza ai cittadini.

Alla fine Napolitano viene rieletto presidente all’età di 87 anni per la seconda volta. Mai accaduto prima nella storia della Repubblica. Ammiro e rispetto la scelta di Giorgio Napolitano, un uomo che probabilmente rischierà di non finire il settennato considerando la sua età. Sicuramente un sacrificio totale e forse l’unico per uscire da questa impasse in cui ci siamo ficcati (ritengo l’articolo di Marco Travaglio a proposito, volgare  e ripugnante). Forse faranno un governo Letta o qualcos’altro ancora. Berlusconi è salvo e con lui tanti interessi, più o meno nascosti. A mio avviso la responsabilità maggiore ce l’hanno Grillo e sodali. Hanno tirato troppo la corda e alla fine non gli è rimasto in mano nulla. Hanno continuato, con qualsiasi pretesto, ad attaccare il Pd e Bersani. Non hanno mai voluto l’accordo e probabilmente si aspettavano proprio questo finale; così possono continuare a lanciare maledizioni non prendendosi nessuna responsabilità politica. Il nuovo che avanza propone addirittura una marcia su Roma, contro il golpe come dicono loro. Non c’è stato nessun golpe. Il fatto che non abbiano votato per il vostro candidato non implica che non si possa votare per altri papabili presidenti. Chi pensa ciò possiede una cultura politica assolutamente estranea alla democrazia. D’altronde lo stesso Rodotà, fino a un anno fa, indicava Grillo come un anti democratico, eppure non gli ha impedito di farsi candidare per lo stesso movimento. Adesso si scopre che Rodotà ha avuto appena 4700 voti (dei 28000 complessivi). Questo era l’uomo che gli italiani volevano alla presidenza della Repubblica… Il M5S sta avendo l’effetto nefasto di bloccare la Nazione, quando in realtà avremmo un bisogno disperato di un esecutivo forte e operante, anche dal punto di vista internazionale. La crisi economica non aspetta Grillo e i suoi sproloqui continui e volgari; non aspetta il responso della sibilla di Genova; non aspetta le accuse rivolte a tizio e sempronio. No, la crisi galoppa.

Io sono uno degli otto milioni di italiani delusi che hanno votato per un movimento di irresponsabili (non certo uno dei 28 mila che pretendono di decidere per tutti).

In che mani siamo finiti.