Ultima fermata Gaza – Ilan Pappé, Noam Chomsky

Dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi

Libro intervista di Frank Barat allo storico israeliano Ilan Pappé e al linguista ebreo-americano Noam Chomsky sul conflitto israelo – palestinese. La parte del libro che mi ha colpito di più è quella scritta da Ilan Pappé, e su questa mi concentrerò.

Ilan Pappé è fautore dell’idea della creazione di uno Stato unico – già a suo tempo espressa dal grande intellettuale palestinese Edward Said (autore tra l’altro di Orientalismo) – tra palestinesi, israeliani e cristiani. Lo storico, dopo una veloce carrellata storica degli eventi verificatesi tra ebrei e palestinesi nell’ultimo secolo e la nascita negli Stati Uniti delle corporazioni israeliane negli ultimi due secoli, dà le maggiori responsabilità del conflitto attuale alle lobby americane; filoisraeliane, geopolitiche ed evangeliche, che appoggiano incondizionatamente la politica discriminatoria e repressiva dello Stato di Israele. Usano Israele come testa di ponte in Medio Oriente. Mentre una parte degli ortodossi israeliani è contraria alla stessa esistenza dello Stato israeliano, che a loro dire dovrebbe essere creato solo da Dio e non dagli uomini, un’altra parte è invece ferocemente pro-sionista e anti-araba. Un’ultima parte, minoritaria e relegata ai margini, invece spera in un accordo tra le parti per porre fine al conflitto che si protrae da 65 anni, praticamente dalla nascita dello Stato israeliano (1948).

Israele ha nel corso della sua breve storia sistematicamente ignorato le risoluzioni ONU che intimavano il ritorno alle loro case dei palestinesi cacciati durante tre fasi principali, che vanno dal 1947 al 1954. Durante quei sette anni centinaia di villaggi e paesi palestinesi furono rasi al suolo e gli abitanti costretti a finire nei campi profughi giordani e libanesi. Al loro posto furono costruite città abitate da israeliani, per lo più provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e successivamente dalla Russia. Nelle città miste si distrusse la parte abitata degli arabi. Come risultato di questa politica, circa 800.000 arabi lasciarono la loro terra. Gli arabi la chiamano Nakba, cioè catastrofe. Rende bene l’idea uno stralcio di una lettera spedita da David Ben-Gurion al figlio, nel 1937: “Dobbiamo espellere gli arabi e prendere il loro posto […] e se dobbiamo usare la forza – non per cacciare gli arabi dal Negev e dalla Transgiordania, ma per garantire il nostro diritto a insediarci in quei luoghi – allora disponiamo della forza”. Divenne il primo capo di governo del nascente Stato ebraico nel 1948.

Ilan Pappé parla esplicitamente di pulizia etnica, portata avanti con fervore fino a oggi. L’operazione Piombo Fuso del 2008/09, che ha fatto quasi 1500 morti, tutti civili, in circa un mese di bombardamenti della città di Gaza (città sovraffollata in cui vivono quasi due milioni di persone) va esattamentre inquadrata in questa ottica. In questa operazione sono state usate bombe al fosforo e armi ancora non dichiarate illegali in quanto modernissime e sconosciute. La società israeliana si è spinta sempre più a destra negli ultimi decenni, e l’attuale primo ministro, Benjamin Netanyahu, è l’emblema di questa politica aggressiva e violenta. Non per nulla spinge da tempo per un folle attacco all’Iran. La pazzia, in alcuni uomini, regna sovrana.

Ilan Pappé  per le sue posizioni critiche verso lo Stato di Israele ha perso il suo lavoro all’Università di Haifa e ha dovuto addirittura lasciare il Paese per trasferisi in Inghilterra, dove tuttora vive e insegna.

Ilan Pappé – Noam Chomsky, Ultima fermata Gaza, Ponte alle Grazie (2010)

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