Friedrich Hölderlin – Wilhelm Waiblinger

Vita, poesia e follia

Un ragazzo tedesco di poco meno di venti anni ebbe l’opportunità di incontrare e discorrere, se così si può dire viste le condizioni di Hölderlin, con il poeta che Friedrich Nietzsche ammirò e amò molto. Ma quel povero ragazzo, morto a soli 25 anni, non vide il proprio lavoro pubblicato, perché uscì l’anno dopo la sua morte, il 1831.

Waiblinger incontrò il poeta dopo oltre venti anni di isolamento nella torre, una casa di artigiani che si erano proposti di ospitarlo in cambio di un compenso. L’autore di Hyperion condusse un’infanzia serena in Svevia e con l’amata madre, ma non riuscì mai a digerire gli studi teologici a cui fu costretto a prendervi parte. Lui stesso indicò l’evento come nefasto per la sua sanità mentale, che purtroppo vacillò fin troppo presto. Un animo sensibile, quasi femmineo, fragile e amante della Grecia antica e fautore importante di un romanticismo appena nato, non poté evitare di restare scioccato dal comportamento ottuso e insensibile dei suoi professori. Il convento fu un vero strazio per lui ed ebbe il bel fausto risultato di destabilizzarlo. Sempre più si rifugiò in un mondo irreale, segnato dall’immaginazione più fervida e attiva, dai sogni struggenti: il suo chiodo fisso fu la Grecia classica e Diotima, una giovane di cui si innamorò e con cui ebbe una relazione, nonostante fosse sposata. A Weimar conobbe i grandi Goethe e Schiller. Quest’ultimo fu ben disposto nei suoi confronti e cercò di aiutarlo. Non trovò un’occupazione a Weimar e quindi fu costretto a vagabondare tra la Svizzera, la Francia e ancora in Germania, dove per lo più fece il precettore. Ma il suo animo non resse le delusioni, le amarezze e le ferite insanabili del convento e il suo stato mentale crollò, senza speranza di recupero. Dopo due anni di cure mediche infruttuose, fu alla fine accolto a casa di un falegname benestante.

Fu alla casa del falegname che lo studente Waiblinger andò a trovare il suo amato poeta. Così, racconta il ragazzo, il poeta passava le sue giornate passeggiando all’interno del giardino e strappando l’erba con le mani, oppure continuando a proferire frasi sconnesse e senza nesso alcuno, ma conservò sempre una solida memoria. Anche nel momento dell’oscurità ebbe sprazzi di lucidità e continuò a scrivere poesie e a decantare poesie di altri poeti. Dopo molti mesi di contatti e visite al poeta, il giovane Weiblenger decise di trasferirsi in Italia in cui pensava di trovare ispirazione per la sua carriera di futuro poeta, ma purtroppo le cose non andarono in quel modo. Distrutto dall’alcol e dalla miseria morirà sotto il cielo di Roma.

Wilhelm Waiblinger, Friedrich Hölderlin, Adelphi (2009)

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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