Il caso Ludwig – Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro

Verona, 1977, un barbone viene bruciato nella macchina in cui si ritirava durante la notte:   morirà dopo una settimana di atroci dolori. Così inizia la carriera criminale di Wolfgang Abel e Marco Furlan, due ragazzi della Verona bene con il pallino del nazismo e dell’odio verso tutto ciò che si trova ai margini della società, che loro ritengono non degni di vivere. In successione e nel corso di otto anni, fino al 1984, continuano a uccidere omosessuali, prostitute, preti, tossicodipendenti, avventori di discoteche e cinema porno. Il fatto più grave capita a Milano nel 1983, all’interno del cinema pornoEros. I due ragazzi che si firmano con la sigla Ludwig nelle loro missive ai giornali, e con il motto nazista finale Gott Mit Uns (Dio è con noi), appiccano il fuoco con la benzina all’interno del cinema provocando la morte di sei spettatori e il ferimento di 30 persone con ustioni più o meno gravi. L’anno dopo cercano di incendiare una discoteca a Monaco di Baviera, dove Abel possiede una casa. Per un caso fortuito la maggior parte delle persone riescono a fuggire, ma una cameriera italiana, Corinna Tentarotti, rimane all’interno del locale e muore nell’incendio. Finalmente il 4 marzo 1984 il duo viene catturato dopo l’ennesimo tentativo di incendiare una discoteca, questa volta si tratta della famosa Melamara di Castiglione delle Stiviere. Armati di borse contenenti benzina e approffittando di una festa in maschera all’interno della discoteca, cercano di incendiare i bagni e le uscite di sicurezza, ma i ragazzi sentendo il forte odore di benzina riescono a individuare e a catturare i due. Consegnati alla polizia negano ogni responsabilità.

La polizia, dopo una prima fase di studio, associa i due studenti (Abel già laureato con 110 e lode in matematica e Furlan studente di fisica) ai precedenti omicidi della zona veneta e trentina, oltre all’incendio al cinema porno di Milano, degli anni scorsi. Abel nega e negherà sempre qualsiasi responsabilità mentre Furlan, solo dopo molti anni, ammetterà un qualche tipo di coinvolgimento. Nel febbraio 1987 vengono entrambi condannati a 30 anni di carcere poi ridotti a 27 in appello. Furlan riesce a fuggire in Grecia nel 1991, in cui riuscirà a vivere per quattro anni dopo essere stato riconosciuto e fotografato da un turista veneto. Quando riusciranno a prenderlo troveranno a casa sua oltre 180.000 mila dollari oltre a migliaia di lire italiane e marchi tedeschi. Ancora oggi non si sa come abbia fatto ad avere tutti quei soldi e da chi provenissero. Si è anche pensato a un’organizzazione nazista molto potente e influente, ma forse, molto probabilmente, è stata la famiglia di origine a finanziarlo e ad aiutarlo durante quei quattro anni. Furlan è uscito dal carcere nel 2010 dopo solo 17 anni di carcere, mentre Abel resta in libertà vigilata perché considerato ancora pericoloso per la società.

E’ triste constatare che 15 omicidi e decine di feriti siano costati appena 17 anni di carcere per Furlan e la libertà vigilata per Abel. Come è triste e inquietante notare che gli eccessi e il male possano annidarsi anche dove meno ce lo si aspetterebbe, in famiglie ricche e culturalmente elevate. Ancora oggi si discute sugli appoggi e le ambiguità che hanno circondato tutta la vicenda e in cui tuttora permangono molti lati oscuri e impenetrabili.

Jacopo Pezzan, Giacomo Brunoro, Il caso Ludwig, LA CASE Books, e-book (2011)

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