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Poesia

Gitanjali – Rabindranath Tagore

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˜

Chiedo la grazia di sedere accanto a te

un solo momento.

Finirò più tardi

il lavoro che ho intrapreso.

˜

Lontano dalla vista del tuo volto

il mio cuore non conosce riposo né sollievo

e il mio lavoro diviene una fatica senza fine

in un mare sconfinato di fatiche.

˜

E’ giunta l’estate oggi alla mia finestra

con i suoi sospiri e sussurri

e le api cantano le loro canzoni

come menestrelli

alla corte del boschetto in fiore.

˜

Ora è tempo che io sieda accanto a te

faccia a faccia

a cantare ed esaltare la vita

in questa quiete silenziosa e diffusa.

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Ambiente Animali Geopolitica Natura Politica

Scioglimento record dei ghiacci al Polo Nord

Immagini impressionanti provengono dal Polo Nord. Le immagini trasmesse dai satelliti mostrano lo scioglimento a tempo di record di una massa enorme di ghiaccio in Alaska, nel mare di Beaufort. Lo scioglimento è stato monitorato dal 17 febbraio al 18 marzo. Ennesima prova, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, dell’aggravarsi dell’effetto serra sul pianeta.

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Politica

L’inutilità di “Servizio Pubblico”: la conclamata decadenza di Santoro e Travaglio

Che Santoro sia decaduto negli ultimi anni è palese pure a un bambino, ma non pensavo potesse cadere così in basso da invitare un personaggio come Vittorio Sgarbi per ben due volte consecutive. Ieri sera, come al solito, Sgarbi ha dato l’ennesima prova della sua totale inutilità, un pallone gonfiato pronto a spolverare qualche frase da un libro per darsi un tono che evidentemente non possiede. Infine la solita litigata, stavolta con Massimo Cacciari, che giustamente, per non cadere al livello del critico, ha fatto l’unica cosa che andava fatta: abbandonare lo studio. Mentre Cacciari andava via, Santoro e Travaglio se la ridevano come due bambini dell’asilo. Capisco che si debba fare audience a tutti i costi, ma alla decenza c’è un limite e questi due signori l’hanno superata da tempo. Se a casa mia venisse un ospite e questo fosse trattato in maniera volgare e irrispettosa da un altro ospite, io, in quanto padrone di casa, sarei tenuto a intervenire, perlomeno per scusarmi con la persona offesa. Invece a casa Santoro accade il contrario. Quest’anno ha invitato di tutto: Briatore, Santanchè, Sgarbi e altri personaggi simili e questo mi fa supporre che non c’è fine alla decadenza. Trasmissioni costruite per discutere di fatti vuoti e insignificanti, come giustamente ha riportato il giovane ricercatore italiano che lavora in Inghilterra. Ho la netta sensazione che Santoro non abbia più nulla da dire: è piuttosto irrispettoso e maleducato verso le persone che lavorano con lui, basta guardare come tratta Gianni Dragoni, ormai relegato a uno spazio di un minuto o due, quando in realtà le cose che dice sono molto più interessanti rispetto al vuoto turpiloquio in studio, di Santoro e accoliti.

Lo stesso posso dire di Marco Travaglio. Sono stanco degli eterni monologhi da primo della classe, pronto a sputtanare chiunque non rientri nella sua cerchia di amici e postulanti. Perché non  fare un monologo su quel personaggio di Ingroia o di Santoro che buttò in discarica la sua elezione al Parlamento Europeo, dopo appena un anno, per tornare in tv, trattando il voto popolare come spazzatura?  Come mai Travaglio non ha smentito la sua collaborazione al quotidiano della Lega, nella seconda metà degli anni ’90? Un bel passo passare dalla Lega a Santoro; cosa non si fa per stare sotto i riflettori della televisione. Perché non critichi un po’ anche il M5S (di cui condivido molti temi, ma che certo non sono detentori della verità) e la smisurata arroganza mista alla supponenza propria degli ottusi come Grillo?

Per concludere, posso dire che la trasmissione è completamente bollita, priva di smalto, di contenuti e di profondità. Anche Vauro è calato moltissimo, nonostante il patetico siparietto finale con il conduttore. Santoro si comporta come un piccolo dittatore, maleducato e privo di tatto con i suoi stessi collaboratori, a parte Travaglio. Travaglio, in compenso, ormai pensa di essere una specie di divinità ed è lampante quanto si autocompiaccia di se stesso, quanto ammiri i suoi bei discorsi da inquisitore, quasi fosse Torquemada. All’inizio della sua carriera televisiva lo seguivo, ma con l’andare del tempo ho capito quanto fosse vanitoso e in talune situazioni prepotente e ottuso. Non posso dimenticare quando disse che i bombardamenti di Gaza da parte degli israeliani fossero del tutto legittimi, in quanto Israele stava solo difendendo il proprio territorio. Peccato che con l’operazione Piombo Fuso ci furono quasi 1500 morti e migliaia di feriti – tutti civili – con più di 500 vittime tra donne e bambini. In quella occasione capii che Travaglio non ricercava la verità dei fatti ma, come quasi tutti, ricercava la sua verità che è ben altra cosa rispetto a un giornalista che si erge a difensore della morale pubblica. E’ proprio vero che nella vita non bisogna idolatrare nessuno perché l’idolatrato può facilmente trasformarsi in un aguzzino molto più efferato e spietato degli altri. La protervia è sempre dietro l’angolo.

Santoro, per quanto mi riguarda, dovrebbe chiudere il suo programma e prendersi un paio di anni di riflessione. Quando una persona non ha più nulla da dire o si è corrotto troppo con il potere sarebbe più dignitoso e giusto farsi da parte. Non si può pretendere di parlare in nome degli ultimi facendo in definita tutt’altro.

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Libri Società

I ragazzi di Satana – Luigi Offeddu, Ferruccio Sansa

La setta delle bestie: alla scoperta di un’Italia sconosciuta

Interessante ricostruzione degli eventi accaduti in Lombardia, tra Milano e Somma Lombardo, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del nuovo secolo. Il libro, con un’interessante introduzione di Vittorino Andreoli, scandaglia nel profondo la nascita della setta delle Bestie di Satana, un gruppo di ragazzi più o meno adolescenti che si incontravano alla Fiera di Sinigallia il sabato pomeriggio (un mercatino che oggi non esiste più, in zona Darsena, a Milano) e in vari pub di musica metal le sere della settimana. Il più famoso di questi era il Midnight, pub di ritrovo per gli amanti della birra e del genere metal. Il racconto, principalmente incentrato sulle Bestie di Satana, riprende anche altri fatti di cronaca nera addebitati al satanismo, o comunque all’esoterismo, in Italia.

Il gruppo, composto all’incirca di una decina di persone, si macchierà nel corso degli anni di omicidi, induzioni al suicidio e tentati omicidi. Gli omicidi materiali furono in totale tre: Fabio Tollis, Chiara Marina e Mariangela Pezzotta. I primi due furono uccisi nei boschi di Somma Lombardo nel 1998 mentre stavano andando alla discoteca Nautilus, e la Pezzotta massacrata nel 2004. Altri membri, almeno due ma probabilmente di più, furono spinti a suicidarsi, cosa che regolarmente accadde. Uno di questi, Andrea Bontade, si schiantò con la sua auto contro un muro a oltre 100 Km/h con nessuna evidenza di frenata sull’asfalto. A spingerlo al suicidio furono Andrea Volpe e Nicola Sapone, tra i più attivi del gruppo e direttamente coinvolti in tutti e tre gli omicidi. In precedenza il gruppo cercò più volte di assassinare Tollis e la Marino; una volta provarono anche a incendiargli l’auto nel momento in cui si trovavano dentro. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti sembra che Chiara Marino fu uccisa perché ricordava la Madonna, mentre Fabio Tollis fu eliminato perché era fidanzato di Chiara. Tollis suonava in una band metal, con altri membri del gruppo, chiamata Ferocity. I due ragazzi furono trovati solo sei anni dopo gli omicidi grazie, si fa per dire, all’omicidio di Mariangela Pezzotta ex fidanzata di Andrea Volpe, avvenuto nel 2004, sempre in provincia di Varese. La Pezzotta fu assassinata dallo stesso Volpe e da Nicola Sapone con la presenza di Elisabetta Ballarin, allora fidanzata di Volpe. La notte stessa dell’omicidio, e per un caso assolutamente fortuito, Volpe e la Ballarin furono arrestati. Erano talmente ubriachi e fatti di varie droghe, che presa la macchina dopo l’omicidio erano finiti contro un muro attraversando uno stretto ponte. Quando arrivò la polizia trovò i due ragazzi che farfugliavano parole sconnesse e con i vestiti sporchi di sangue. Volpe crollò quasi subito e si mise a raccontare dell’omicidio di Pezzotta e dei due precedenti, che il padre di Fabio, Michele Tollis, non smise mai di cercare andando anche alla trasmissione Chi l’ha visto?. 

Ci sono molti risvolti non del tutto chiariti, ancora oggi non si conosce il numero esatto delle persone indotte al suicidio o se ci sia stata dietro una organizzazione più grande e meglio organizzata dietro le bestie. Un fatto è sicuro, l’ambiente sociale era trasversale e tutti ascoltavano musica metal, alcuni di loro erano fissati con lo spiritismo e il satanismo anche se in maniera molto grezza e adolescenziale. La droga, ma soprattutto l’alcol, scorrevano a fiumi e ciò che venne evidenziato è che molti di loro erano poco o per niente seguiti dalle rispettive famiglie. Chiara Marino, per fare un esempio, aveva ridipinto completamente la sua stanza di nero e all’interno aveva costruito una specie di altarino con candele accese. Nonostante ciò sembra che la madre (il padre non viveva con loro) non si fosse resa conto di niente. E’ normale ridipingere una stanza completamente di nero? Non c’erano già delle avvisaglie pericolose e preoccupanti? Un altro aspetto inquietante è che il resto del gruppo – dopo l’omicidio di Tollis e della Marino – a turno, andava a dormire a casa del padre di Fabio, Michele Tollis, il quale certo non si aspettava che fossero stati proprio loro, quei bravi ragazzi che cercavano di rassicurarlo e sorreggerlo, ad ammazzargli il figlio. E’ tutta la messinscena è durata sei lunghi anni.

In conclusione, a parte una assoluzione, tutti sono stati condannati a pene detentive che vanno dai 10 ai 30 anni di carcere. Nicola Sapone si è sempre dichiarato innocente e non ha mai ammesso nulla. Lo stesso ha fatto Paolo Leoni e altri. L’unico vero pentito è stato Andrea Volpe, che grazie alla sua confessione ha avuto un abbondante sconto di pena.

Offeddu, Luigi- Sansa, Ferruccio, I ragazzi di Satana, Milano, Bur, 2005.

 

 

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Geopolitica Politica Storia

Ilan Pappé, Noam Chomsky – Ultima fermata Gaza

Dove ci porta la guerra di Israele contro i palestinesi

Libro intervista di Frank Barat allo storico israeliano Ilan Pappé e al linguista ebreo-americano Noam Chomsky sul conflitto israelo – palestinese. La parte del libro che mi ha colpito di più è quella scritta da Ilan Pappé, e su questa mi concentrerò.

Ilan Pappé è fautore dell’idea della creazione di uno Stato unico – già a suo tempo espressa dal grande intellettuale palestinese Edward Said (autore tra l’altro di Orientalismo) – tra palestinesi, israeliani e cristiani. Lo storico, dopo una veloce carrellata storica degli eventi verificatesi tra ebrei e palestinesi nell’ultimo secolo e la nascita negli Stati Uniti delle corporazioni israeliane negli ultimi due secoli, dà le maggiori responsabilità del conflitto attuale alle lobby americane; filoisraeliane, geopolitiche ed evangeliche, che appoggiano incondizionatamente la politica discriminatoria e repressiva dello Stato di Israele. Usano Israele come testa di ponte in Medio Oriente. Mentre una parte degli ortodossi israeliani è contraria alla stessa esistenza dello Stato israeliano, che a loro dire dovrebbe essere creato solo da Dio e non dagli uomini, un’altra parte è invece ferocemente pro-sionista e anti-araba. Un’ultima parte, minoritaria e relegata ai margini, invece spera in un accordo tra le parti per porre fine al conflitto che si protrae da 65 anni, praticamente dalla nascita dello Stato israeliano (1948).

Israele ha nel corso della sua breve storia sistematicamente ignorato le risoluzioni ONU che intimavano il ritorno alle loro case dei palestinesi cacciati durante tre fasi principali, che vanno dal 1947 al 1954. Durante quei sette anni centinaia di villaggi e paesi palestinesi furono rasi al suolo e gli abitanti costretti a finire nei campi profughi giordani e libanesi. Al loro posto furono costruite città abitate da israeliani, per lo più provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e successivamente dalla Russia. Nelle città miste si distrusse la parte abitata degli arabi. Come risultato di questa politica, circa 800.000 arabi lasciarono la loro terra. Gli arabi la chiamano Nakba, cioè catastrofe. Rende bene l’idea uno stralcio di una lettera spedita da David Ben-Gurion al figlio, nel 1937: “Dobbiamo espellere gli arabi e prendere il loro posto […] e se dobbiamo usare la forza – non per cacciare gli arabi dal Negev e dalla Transgiordania, ma per garantire il nostro diritto a insediarci in quei luoghi – allora disponiamo della forza”. Divenne il primo capo di governo del nascente Stato ebraico nel 1948.

Ilan Pappé parla esplicitamente di pulizia etnica, portata avanti con fervore fino a oggi. L’operazione Piombo Fuso del 2008/09, che ha fatto quasi 1500 morti, tutti civili, in circa un mese di bombardamenti della città di Gaza (città sovraffollata in cui vivono quasi due milioni di persone) va esattamentre inquadrata in questa ottica. In questa operazione sono state usate bombe al fosforo e armi ancora non dichiarate illegali in quanto modernissime e sconosciute. La società israeliana si è spinta sempre più a destra negli ultimi decenni, e l’attuale primo ministro, Benjamin Netanyahu, è l’emblema di questa politica aggressiva e violenta. Non per nulla spinge da tempo per un folle attacco all’Iran. La pazzia, in alcuni uomini, regna sovrana.

Ilan Pappé  per le sue posizioni critiche verso lo Stato di Israele ha perso il suo lavoro all’Università di Haifa e ha dovuto addirittura lasciare il Paese per trasferisi in Inghilterra, dove tuttora vive e insegna.

Pappé, Illan – Chomsky, Noam, Ultima fermata Gaza, Milano, Ponte alle Grazie, 2010.

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Poesia

La Haka (in maori e tradotta in italiano)

Ka mate!

Ka mate!

Ka ora!

Ka ora!

Ka mate! 

Ka mate!

Ka ora!

Ka ora!

Tenei te tangata puhuru huru.

Nana nei i tiki mai whakawhiti te ra!

A upa… ne!

Ka upa… ne!

A upane kaupane whiti te ra!

E’ la morte,

è la morte,

è la vita,

è la vita.

E’ la morte,

è la morte,

è la vita,

è la vita.

Questo è l’uomo peloso che ha convinto il sole a splendere di nuovo.

Un passo in su,

un passo in su,

un passo in su,

un altro passo in su.

Il sole che splende.

Marco Pastonesi, All Balcks, Baldini Castoldi Dalai editore (2003)

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Filosofia Libri Poesia Storia

Friedrich Hölderlin – Wilhelm Waiblinger

Vita, poesia e follia

Un ragazzo tedesco di poco meno di venti anni ebbe l’opportunità di incontrare e discorrere, se così si può dire viste le condizioni di Hölderlin, con il poeta che Friedrich Nietzsche ammirò e amò molto. Ma quel povero ragazzo, morto a soli 25 anni, non vide il proprio lavoro pubblicato, perché uscì l’anno dopo la sua morte, il 1831.

Waiblinger incontrò il poeta dopo oltre venti anni di isolamento nella torre, una casa di artigiani che si erano proposti di ospitarlo in cambio di un compenso. L’autore di Hyperion condusse un’infanzia serena in Svevia e con l’amata madre, ma non riuscì mai a digerire gli studi teologici a cui fu costretto a prendervi parte. Lui stesso indicò l’evento come nefasto per la sua sanità mentale, che purtroppo vacillò fin troppo presto. Un animo sensibile, quasi femmineo, fragile e amante della Grecia antica e fautore importante di un romanticismo appena nato, non poté evitare di restare scioccato dal comportamento ottuso e insensibile dei suoi professori. Il convento fu un vero strazio per lui ed ebbe il bel fausto risultato di destabilizzarlo. Sempre più si rifugiò in un mondo irreale, segnato dall’immaginazione più fervida e attiva, dai sogni struggenti: il suo chiodo fisso fu la Grecia classica e Diotima, una giovane di cui si innamorò e con cui ebbe una relazione, nonostante fosse sposata. A Weimar conobbe i grandi Goethe e Schiller. Quest’ultimo fu ben disposto nei suoi confronti e cercò di aiutarlo. Non trovò un’occupazione a Weimar e quindi fu costretto a vagabondare tra la Svizzera, la Francia e ancora in Germania, dove per lo più fece il precettore. Ma il suo animo non resse le delusioni, le amarezze e le ferite insanabili del convento e il suo stato mentale crollò, senza speranza di recupero. Dopo due anni di cure mediche infruttuose, fu alla fine accolto a casa di un falegname benestante.

Fu alla casa del falegname che lo studente Waiblinger andò a trovare il suo amato poeta. Così, racconta il ragazzo, il poeta passava le sue giornate passeggiando all’interno del giardino e strappando l’erba con le mani, oppure continuando a proferire frasi sconnesse e senza nesso alcuno, ma conservò sempre una solida memoria. Anche nel momento dell’oscurità ebbe sprazzi di lucidità e continuò a scrivere poesie e a decantare poesie di altri poeti. Dopo molti mesi di contatti e visite al poeta, il giovane Weiblenger decise di trasferirsi in Italia in cui pensava di trovare ispirazione per la sua carriera di futuro poeta, ma purtroppo le cose non andarono in quel modo. Distrutto dall’alcol e dalla miseria morirà sotto il cielo di Roma.

Wilhelm Waiblinger, Friedrich Hölderlin, Adelphi (2009)

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Economia Geopolitica Politica

La figuraccia indiana

E’ terribile vivere in un Paese dove l’improvvisazione regna sovrana, anche di fronte a un conflitto di interessi e di giurisdizione con un Paese extra europeo come l’India. La magistratura indiana deve ancora dimostrare le accuse rivolte contro i due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, per l’uccisione di due pescatori indiani, ritenuti, a torto, due pirati. Giulio Terzi – il nostro magnifico ministro degli esteri, in concomitanza con le elezioni italiane e il periodo post elettorale – ha trattenuto i due marò in Italia dopo che gli stessi avevano giurato di fronte alla corte indiana di tornare in India per essere processati. Adesso i due marò sono tornati in India come se nulla fosse accaduto: una figuraccia vergognosa. Dovrebbe dimettersi non solo Giulio Terzi ma tutto il Governo, per quanto mi riguarda il peggiore della storia repubblicana. La ciliegina sulla torta ci mancava. Si può discutere che per l’India si è trasformato in un caso puramente nazionalista; se i due pescatori fossero stati uccisi in un altro modo non ci avrebbe fatto caso nessuno, considerando il sistema delle caste indiane legalmente abolite ma in pratica ancora diffusamente rispettate, ma l’Italia non può prima promettere una cosa e poi farne un’altra. E’ una mancanza totale di serietà. Io non so chi abbia il diritto di giudicare i due militari italiani e non so nemmeno se loro due abbiano ucciso i due poveri pescatori, ma una cosa semplice l’ho capita: questa è l’ennesima figuraccia politica internazionale dell’Italia. Volevamo colpire l’India per il ritiro dell’ordine degli elicotteri a seguito dello scandalo delle tangenti di Finmeccanica? O il governo tecnico sperava di guadagnare un po’ di rispettabilità a seguito del disastro economico e sociale in cui ci hanno affossati?

Posto qui sotto il commento di Lucio Caracciolo, direttore del mensile geopolitico Limes.

http://temi.repubblica.it/limes/india-monti-terzi-il-caso-dei-maro-l8-settembre-della-diplomazia-italiana-delhi/43861

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Poesia

Alla donna russa – Michail Isakovskij

Come narrare

l’epoca da te vissuta!

Il fardello portato

dalle muliebri spalle tue!

Un mattino ti dissero addio

il marito, il fratello e il figlio,

e sola ti lasciarono

al tuo destino.

Col grano non raccolto nei campi

andasti incontro alla guerra…

Completamente sola

a pensare a tutto,

sola a casa e nel campo.

Sola a piangere e cantare.

Celando il tuo dolore

seguitavi la dura fatica,

l’intero fronte, dai campi al mare,

col tuo pane, donna, nutristi…

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Poesia

A Pietro Mennea

Un ragazzo correva dietro le auto per allenarsi, non era ricco né era baciato dalla fortuna. Aveva un carattere sanguigno e tenace. Mai si arrese, mai tornò indietro, non si fece intimidire dai sacrifici e dal lavoro, non evitò di esprimere forti critiche a organi che non avrebbe dovuto inimicarsi. L’uomo si valuta anche dalla capacita di opporsi ai tumori innominabili. Sacrificio, lavoro, ancora lavoro e sacrificio. Record dopo record, medaglia dopo medaglia, metro dopo metro: questa è stata la sua vita. Una laurea non gli bastava, alla fine ne prese cinque. Curioso, irrequieto, gentile e rispettoso, tutte qualità in un solo uomo. No, Muhammad Ali, Pietro non era nero di pelle, però lo era dentro, più nero della peridotite, più profondo del mantello. Tutto scorre e passa, ma il suo ricordo resterà perché un bambino non dimentica ciò che lo ha emozionato e quel bambino sono io.