E il giardino creò l’uomo – Jorn de Précy

Ecco dunque dove si rifugiano gli ultimi, valenti dèi dell’Occidente: nei giardini. Sono questi la terra d’esilio delle ninfe e dei satiri greci, delle fate e degli elfi nordici, l’ultimo riparo offerto anche all’uomo che sogna di sfuggire all’incubo della storia e agli spazi inabitabili della modernità. Sì, è nel giardino che può riconciliarsi con gli dèi e con se stesso.

English: Bomarzo Province of Viterbo, Italy, P...

Bomarzo (provincia di Viterbo).Parco dei Mostri (tartaruga)

Jorn de Précy, nato nel 1837, era un giardiniere-filosofo di origine islandese, nonostante il nome, ma vissuto moltissimi anni in Inghilterra. Di lui si conosce molto poco. Era molto attratto dai giardini e viveva una vita ritirata e contemplativa. Viveva di rendita e ciò gli permise di visitare l’Italia, in cui visse alcuni anni e la Francia, soprattutto Parigi. Nel 1854 si trasferiva in Inghilterra e nel 1865 acquistava il giardino di Greystone, nell’Oxfordshire.

Il nostro giardiniere-filosofo cominciò a innamorarsi dei giardini durante le sue numerose visite in Italia. Visitò Roma, Venezia, Firenze e Viterbo, nei cui pressi conobbe il giardino di Bomarzo. Rimase incantato dal giardino, pensato e costruito come bosco sacro, del principe Orsini, risalente al XVI secolo. Da allora in poi visitò altri giardini, in Italia e in Francia. L’uomo fu fatto per prendersi cura della Terra, non per distruggerla, riporta de Précy, citando il libro della Genesi. Con questo spirito lui acquistò il giardino di Greystone, vicino a Oxford e se ne prese cura fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1916.

Ritornare bambini, questa è la sola salvezza dell’uomo, stupirsi di fronte alla bellezza e magia della natura, essere capaci di creare, come un buon giardiniere sa fare. Il giardiniere deve essere il più leggero possibile e lasciare che la natura segua il suo corso naturale: un fiore cresciuto in natura è più bello di un fiore coltivato dall’uomo. Cita il poeta inglese Keats:

Ho veduto, nelle serre, fiori esotici di mirabile bellezza, ma me ne infischio di loro. I semplici fiori della nostra primavera sono tutto ciò che voglio rivedere…

L’uomo non deve avere la presunzione di controllare ogni cosa e di piegarla al suo volere. Meraviglia, rispetto e spiritualità, di questo ha estremo bisogno l’uomo. Il giardino deve possedere qualcosa di selvatico, ritrovare la sua anima primitiva; per questo gli architetti rinascimentali costruivano grotte, statue e fontane.

Non è il luogo a doversi adattare a voi, ma l’opposto.

De Précy era assai critico verso l’epoca industrializzata in cui viveva. In questo scritto ricorre spesso il bisogno di spiritualità dell’autore rispetto al regno invincibile e schiaccia sassi della macchina e della meccanizzazione dell’uomo, ormai schiavo di se stesso. In che modo l’uomo può ritrovare il proprio essere profondo e spirituale se non rifugiandosi nella natura, in questo caso entrando in contatto con alberi e piante? Alberi e piante viste non solo come esseri viventi, ma viventi provviste di spirito: il genius loci (una divinità minore) dei romani . Questi ultimi, infatti, erano convinti che ogni luogo fosse abitato da un genio e che non si potesse risiedere in qualsiasi luogo non prima di averlo interpellato. I romani nella loro immensa potenza militare e ingegneristica non avevano perso l’umiltà di fronte al mondo trascendentale: un luogo senza dèi era privo di senso per loro. Il nostro giardiniere-filosofo lamenta proprio la perdita del sacro, nella società contemporanea. L’uomo, nella sua immensa boria e presunzione, ha dimenticato tutto ciò. Vive in una società materialistica e fasulla, priva di senso perché svuotata di qualsiasi  significato spirituale.

E’ passato un secolo da questo scritto (1912). Certo che se potesse vedere a cosa è ridotta la nostra società decadente e materialistica al massimo grado, probabilmente avrebbe preferito non essere mai venuto al mondo.

Jorn de Précy, E il giardino creò l’uomo, Ponte alle Grazie e-book (1912)

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2 risposte a E il giardino creò l’uomo – Jorn de Précy

  1. Lidia Zitara ha detto:

    Ciao Emiliano, io credo che il libro “E il giardino creò l’uomo” sia un po’ meno elementare di come appaia in prima battuta. Mi accorgo che nonostante sia passato un anno dalla pubblicazione, ancora non è noto a tutti che l’autore del testo è Marco Martella definito “curatore”, e che Jorn de Précy non è in realtà mai esistito. La nota editoriale a fine libro era un indizio, ma Martella lo ha rivelato ai media a poche settimane dall’uscita del libro.

    • emilianorizzo ha detto:

      Ciao Lidia, ti ringrazio molto per la tua nota. Non conoscevo la reale storia del libro e neanche che il finto autore in realtà non fosse mai esistito. Bè, c’è sempre da imparare.
      Grazie.
      Buona serata

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