Breve riflessione sull’aborto

Ultimamente ho scoperto che al Sundance Film Festival è uscito un documentario che racconta le vicende degli ultimi quattro abortisti in America che praticano il Late Term Abortion (aborti nel terzo trimestre di gravidanza, dal quinto al nono mese). Il documentario si intitola After Tiller, dal nome del più famoso abortista pro termine di America, George Tiller, assassinato nel 2009 da un uomo pro-life. Gli ultimi quattro medici rimasti a condurre questa pratica (probabilmente sono di più, perché in alcuni Stati americani non esiste un limite di legge che vieti aborti dopo un preciso periodo di gestazione) sono due uomini e due donne. Faccio notare che solo una persona tra queste è diventata un genitore, Leroy Carhart, invece tra le due donne, una è lesbica e l’altra ha trascorsi hippie. Warren Hern, l’altro medico abortista, ha più di 70 anni ed è un convinto assertore dell’idea che l’uomo sia un cancro da estirpare. Mentre il documentario veniva presentato al Festival, nella clinica di Leroy Carhart, in Maryland, è morta una donna di 29 anni – Jennifer Morbelli, maestra di asilo – dopo un aborto alla 33° settimana di gestazione. Nel 2005, sempre nelle mani di questo medico, è morta una ragazza down per un altro aborto ritardato nella clinica di Tiller, in Kansas. Il fatto è avvenuto nemmeno 10 giorni fa. Adesso il medico è sotto investigazione. Il documentario, accolto inizialmente al Festival con giubilo e critiche positive, è stato realizzato da gruppi femministi e liberali.  Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano adesso, dopo la tragedia avvenuta.

Mi risulta inconcepibile che si possa abortire impunemente, con la protezione della legge,  in qualsiasi settimana di gestazione. Conosco amici che sono nati alla 30° settimana di gravidanza perfettamente sani. Oggi grazie ai progressi della scienza possiamo salvare bambini anche alla 24° settimana e addirittura meno. E’ paradossale e pazzesco che questo avvenga nella più grande democrazia del mondo. Siamo sempre pronti a scandalizzarci per quello che avviene in Cina o in India, in cui i diritti delle persone spesso e volentieri sono calpestati e soppressi, ma ciò non avviene altrettanto nei riguardi degli Usa: una società che permette un crimine simile non è forse caduta nella barbarie? Bisogna salvaguardare la vita delle donne quando questa è realmente in pericolo; è chiaro che la scelta di abortire o meno spetta esclusivamente a lei, in taluni casi, però qui gli aborti vengono eseguiti per qualsiasi motivo. I gruppi radical-femministi e liberali dicono che questi tipo di aborti (sopra la 24° settimana) riguardano solo l’1% di tutti gli aborti eseguiti negli Usa. Sicuramente, ma non si dice che in tale Paese ci sono 1.300.000 mila aborti in media all’anno e se la matematica non è un’opinione, significa che ci sono almeno 13.000 aborti legali ritardati. I metodi chirurgici per gli aborti ritardati sono raccappricianti: una tecnica è il Partial Birth Abortion (usata di solito tra la 14° e 24° settimana e a volte oltre, quindi nel secondo trimestre), in cui il bambino viene preso per i piedi e trascinato in posizione podalica all’esterno con il capo ancora all’interno della madre. A questo punto viene praticato un foro alla base del cranio e il cervello viene aspirato con una cannula. Una volta aspirato il cervello il cranio viene fatto collassare con le dita e dopodiché estratto. Ciò viene fatto perché il cranio è la parte più grande del bambino. Tutto senza anestesia, ben sapendo che le connessioni nervose sono già formate in quel periodo. Un altro metodo è l’aborto salino, sempre meno praticato per l’alto numero di bambini nati vivi, in cui viene inserita una soluzione salina all’interno del liquido amniotico che brucia e soffoca lentamente il feto (questa pratica è adottata anche in Italia, per gli aborti nel secondo trimestre). Poi abbiamo il D&E (Dilation ed Evacuation) in cui il bambino viene fatto letteralmente a pezzi con una specie di pinza. Infine esiste l’iniezione introcardiaca con soluzione di potassio che serve a uccidere immediatamente il bambino (oggi è la pratica più diffusa negli aborti del terzo trimestre senonché permette di non avere l’inconveniente di un bambino abortito vivo). Sicuramente, fra tutte, l’ultima è la più umana. 

ATTENZIONE: qui sotto posto un link dove vi sono presenti video espliciti di aborti praticati negli Usa, nel primo e secondo trimestre (entro le 24° settimane); sconsiglio la visione a persone sensibili.

http://www.abortionno.org/audio-videos/

Negli Stati Uniti l’aborto è stato legalizzato nel 1973 dopo la sentenza Wade v. Roe, anche se in alcuni stati –  per esempio la California – era già stato legalizzato da qualche anno. In Europa Occidentale (la Russia ha legalizzato l’aborto con Lenin nel 1920, primo Paese al mondo a farlo) il primo Paese ha legalizzare la pratica è stato l’Inghilterra nel 1967, seguito via via da tutti gli altri Paesi occidentali. In Inghilterra si può abortire liberamente fino alla 24° settimana e più in là in caso di problemi fetali. Inizialmente il limite massimo era alla soglia delle 28° settimane, poi abbassate al limite attuale. Ancora oggi, nonostante ciò, molti bambini in Inghilterra nascono vivi a seguito di aborti

http://www.documentazione.info/inghilterra-limiti-piu-severi-per-laborto-0

In Italia, come tutti sappiamo, l’aborto è stato legalizzato nel 1978, dopo il referendum indetto dai radicali. La Legge 194 permette l’aborto libero entro i primi 90 giorni dal concepimento e fino alla 22° settimana in caso di anomalie fetali. Abbiamo toccato il massimo degli aborti nel 1982, con quasi 250 mila operazioni. Negli ultimi anni la media si attesta intorno ai 130-140 mila aborti. Non voglio qui spiegare come siamo arrivati alla Legge 194, perché è già stato fatto altrove, ma non posso evitare di fare alcune considerazioni. Una delle maggiori promotrici – Emma Bonino, assieme ai radicali – ha fatto carriera quasi esclusivamente grazie all’aborto. Negli anni ’70 procurava aborti clandestini con il metodo Kramer, basato sull’aspirazione e usato al primo trimestre di gravidanza. Nonostante non fosse una dottoressa lei ha rischiato di mettere a repentaglio la salute di molte donne, oltre ad eludere la legge. Questa persona è diventata addirittura Commissario Europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori dal 1995 al 1999. Inoltre, a fasi alterne, è stata parlamentare per oltre 20 anni. Ancora oggi siede in Parlamento. E’ incredibile che persone come lei abbiano fatto carriere del genere. Se un medico oggi sbaglia una diagnosi rischia l’arresto; una persona che non era neanche medico come lei, invece, fa carriera. Un mondo alla rovescia.

Valter Tarantini, uno dei maggiori medici abortisti in Italia, ha dichiarato che l’80% delle donne che abortiscono tornano a rifarlo. Cita addirittura un caso di una donna pugliese che ha fatto 40 aborti! Al di là dell’aspetto morale ed etico – importantissimo e cruciale – quanto costa l’aborto libero e gratuito alla collettività? Ebbene, ogni aborto costa alla sanità pubblica 1300 euro in media. Se moltiplichiamo questa cifra per una media di 130.000 mila aborti abbiamo una spesa di quasi 170 milioni di euro, per persone sanissime che non avrebbero alcun bisogno di abortire, a parte qualche raro caso. E’ chiaro che la 194 è totalmente un fallimento. Non sarebbe il caso, per lo meno, di fare pagare alle persone dal secondo aborto in poi? E’ lecito che la collettività paghi per una donna sanissima che usa l’aborto come contraccettivo? Se fosse per me abolirei l’aborto libero, salvo in caso di pericolo per la donna, ma ben sapendo che ancora i tempi non sono maturi, sarebbe il caso di porre almeno dei limiti di decenza. Se non vogliamo considerare l’aspetto etico-morale, bene,  allora consideriamo l’aspetto economico del problema. Qui sotto l’intervista a Tarantini:

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=72

Concludo sperando che un giorno non troppo lontano le generazioni future guardando alla nostra epoca dicano:

Come erano violenti, arretrati e barbari i nostri antenati: non rispettavano neanche i loro futuri figli e nipoti. Arrivarono a uccidere ciò che andava più protetto e rispettato. Quale tipo di pazzia entrò nelle loro menti? Forse perché vissero nel secolo più violento della storia, cioè il Novecento? Com’è possibile che gli uomini e le donne smisero di prendersi le loro responsabilità senza curarsi delle conseguenze delle loro azioni? Perché il sesso, alla pari di tutte le altre azioni umane, smise di essere responsabilizzato divenendo banale e privo di significato? Quali cicatrici, quali ombre e nefandezze  portarono nella tomba i nostri progenitori! Costruirono una società sofisticata e all’avanguardia ma priva della cosa più importante: l’umanità, soprattutto verso i più deboli e indifesi. Per fortuna sono scomparsi e il loro mondo è crollato e finito per sempre.

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6 risposte a Breve riflessione sull’aborto

  1. Annarosa64 ha detto:

    Concordo a 100% ma il metodo abortivo della Bonino si chiama Karman, non kramer.

  2. corrado ha detto:

    molto interessante il tuo pezzo e molto anche l’intervista al medico abortista,come mi capita di vedere io stesso da quando faccio l’insegnante è proprio quello che dice il medico,le persone ormai non sentono piu nessun tipo di responsabilità nei confronti di nulla e nessuno,nemmeno se stessi,l’unica cosa che vogliono è divertirsi ma non ci riescono mai perche le vere gioie sono tali solo quando fai sacrifici e comabatti per averle non quando sono scontate,dal riuscire nel tuo lavoro,da ottenere un voto sufficiente ma sudato,da riuscire con i propri sforzi a portare avanti un progetto o un’idea,dall’aver preso tante mazzate sui denti dalla vita,ma che ti rendi conto un giorno che ti hanno insegnato molto di piu che i successi che hai avuto e senza di esse forse non saresti dove sei.tutto questo è sparito in una generazione,io mi trovo molto spesso a confrontarmi con i giovani di oggi,li vedo nelle loro stanze in cui trovi tutto,dalla console all’ultimo grido,spesso anche due,al supertelefono da 700 euro,dal vestito firmato,a orologi di marca,poi quando capita,ma in realtà lo faccio capitare io,di portare l’argomento di studio dai libri all’applicazione pratica ti rendi conto che di fronte a te c’è l’abisso,il nulla,hai di fronte persone che non sanno nulla di quello che c’è intorno a loro,che non hanno ,anche volendo,le capacità e le abilità per provare a conoscere quello che hanno intorno,persone che hanno sogni da una vita elaborati 5 minuti prima.da un lato in tutto questo capisci dopo poco che molto dipende da come i genitori li hanno cresciuti,comprandogli tante cose e delegando alla scuola il ruolo educatore,quando la scuola gia fa fatica a spiegare anche solo la cultura,anche la scuola di certo ha le sue gravissime mancanze,ma da insegnante posso capire la difficoltà di spiegare qualcosa a qualcuno che è li perche obbligato e senza la ben che minima disciplina nei confronti dei proprio insegnanti,che si permettono di mandarti a fare in culo e di minacciarti,a volte ho veramente paura del futuro che ci attende nel momento in cui questi ragazzi saranno adulti e chiamati a prendere decisioni importanti per se stessi e soprattutto anche per gli altri in quanto cittadini votanti,troppo spesso le notizie le diffondono loro senza verificare o criticare,quello che gli dici per loro è manna dal cielo.la questione dell’aborto,ma come tante altre questioni è dovuta secondo me a questo tipo di mancanze,la banalizzazione dell’aborto deriva proprio da questo come dice il medico,è come un videogame ,un simpatico giochino,che non lascia strascichi nella tua vita,e non ne deve lasciare,perche non avendo loro i mezzi per sostenere anche una semplice discussione seria,scelgono la via comoda,non parlarne o non sentire le cose.negli ultimi mesi pero mi sembra che alcuni in qualche modo possano essere raggiunti in qualche modo da questioni e problematiche serie,ma ahime è molto difficile riuscirci,ci vuole molto tempo bisogna guadagnarsi pian piano la loro fiducia,cercando di rendersi ai loro occhi uno di loro,ma mantenendo al contempo un distacco,a quel punto provi a parlare con loro con il loro modo di esprimersi e cerchi di porgli delle domande cerchi di spiegargli le cose in modo diverso come sono nella realtà e costringendoli a ragionarci sopra,dopo un po qualcosa riesci a tirarci fuori,riesci in qualche modo a creare in loro un po di curiosità e a volte fanno domande,a volte fanno domande che non c’entrano nulla e li ti accorgi che nonostante abbiano 1500 amici su facebook di fatto sono soli, sono soli in casa coi genitori e non sanno a chi parlare un po per paura un po per svogliatezza,anche le cose piu banali.pero un filo di speranza mi sembra di intravederlo ma obbiettivamente occorrerebbe un cambiamento radicale in tutto,e comunque questa generazione è ormai persa,forse anche la successiva.

    • emilianorizzo ha detto:

      Ciao Corrado, come stai? Grazie per il tuo commento, in cui concordo su tutto. Abbiamo perso letteralmente le ultime generazioni, compresa la nostra e probabilmente quelle future. Ci sono molti genitori incapaci di assolvere al loro ruolo educativo, ormai ridotti al ruolo di amici dei figli, quando il ruolo dei genitori è quello di educare i figli ad essere responsabili. Un film come Alpha Dog rende bene l’idea di quali siano i rapporti tra genitori e figli in molte famiglie moderne. Quando ci ritroviamo genitori di tale fatta cosa possiamo sperare per il futuro? Credo che anche internet abbia dato il colpo di grazia. Gira di tutto senza filtri, e chiunque vi può accedere, dal sesso alla violenza più estrema. E’ diventata la più grande scuola di desensibilizzazione dei giovani e delle persone adulte. Pensa che i pedofili oggi non hanno più solo 50 o 60 anni di età, ma ci sono addirittura dei ventenni e a volte l’età è ancora più bassa. Il materialismo estremo ha contagiato tutto: non solo consumiamo merci, cibo (che almeno il 30% finisce nella spazzatura), ma anche e soprattutto persone. Relazioni usa e getta, sesso usa e getta, amicizie usa e getta. Poi diamo la colpa all’economia della crisi odierna, quando in realtà il problema sta a monte ed è la perdita totale di valori che ci hanno consentito di andare avanti per secoli. Il tracollo economico è una conseguenza della precarietà dei rapporti umani odierni. Non troveremo una soluzione ai problemi economici finché non troveremo una soluzione ai problemi morali ed etici.
      Corrado, grazie e stammi bene.
      Buona giornata.

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