Perché Sanremo non è più Sanremo (o forse è più Sanremo degli altri)

Ho deciso anche quest’anno di non vedere Sanremo, soprattutto per l’ennesimo sperpero di denaro pubblico in piena crisi economica. Non è possibile che la Littizzetto guadagni 350 mila euro per una settimana di lavoro. Lo stesso dicasi di Fazio e degli emolumenti per i vari ospiti. La presenza di Carla Bruni è per me un mistero. Perché invitarla? Mi stupisco che non ci sia un comitato di protesta contro Sanremo; contro queste elargizioni scandalose della Rai nonostante abbia i conti in rosso. Il Paese affonda, ma a Sanremo dobbiamo continuare a sperperare con nonchalance.

English: Fountain in Sanremo, Italy

English: Fountain in Sanremo, Italy (Photo credit: Wikipedia)

L’importante è salvare le apparenze.

Volevo ignorare totalmente Sanremo, ma dopo la contestazione a Crozza vorrei esprimere un parere. Credo che Crozza, che io stimo molto, abbia sbagliato a interpretare Berlusconi prima dell’introduzione. Io non voto per il centro destra, ma mi rendo conto che qualcuno potesse sentirsi indispettito già dalla presenza di Fazio e Littizzetto (anche loro non hanno mai nascosto simpatie di sinistra, per quanto possano esserlo due milionari), e per di più la presenza di Crozza che non ha mai nascosto le proprie idee politiche. Sanremo non è una tribuna politica. Bisognerebbe smetterla di spostare politicamente un festival a seconda dei presentatori. Sanremo non deve avere connotazioni politiche: dovrebbe essere il festival della musica, e basta. La musica dovrebbe essere centrale, invece lo sono le chiacchiere politiche.

Se proprio devono invitare qualcuno, perché non invitare poeti, scienziati, artisti, ingegneri, artigiani, agricoltori a parlare del loro lavoro, delle difficoltà odierne. Permettiamo a queste persone di uscire dall’anonimato, affinché la tv smetta di essere quasi razzista verso alcune categorie lavorative. No, invece invitano Carla Bruni e due omosessuali sposini. Fazio e Littizzetto, invitando i due omosessuali, hanno fatto politica. Vogliono imporre la loro visione della società a tutti. Questi sono argomenti assai delicati e molti, come me, sono contrari. Ci sono aspetti morali, religiosi e politici non indifferenti. Non si può trattare l’argomento del matrimonio gay, perché oggi va tanto di moda, come un aspetto normale e da tollerare a tutti i costi. L’omosessualità è stata accettata (non da tutti) solo negli ultimi 30-40 anni in Occidente; eppure si pretende di compiere un lavaggio del cervello a tutti i cittadini: imponendo il matrimonio e l’adozione gay, nonostante tutti i pareri contrari di pediatri, psicologi e psichiatri. Mi chiedo: quale sarà il prossimo tabù a cadere?

Quest’anno si poteva rompere con il passato rinunciando ai soliti presentatori milionari, con persone, perché no, sconosciute e con stipendi ridotti del 90-95%. Come si dovrebbero tagliare gli stipendi dei parlamentari lo stesso bisognerebbe fare con i presentatori televisivi della Rai e di tutti i dipendenti pubblici. Non è più moralmente accettabile una sperequazione tale nel momento in cui milioni di italiani soffrono a causa della crisi. Ci vuole un nuovo modello televisivo, soprattutto pubblico, meno borghese e aristocratico e più popolare e vicino alle istanze dei cittadini.

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