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Cinema

I luoghi dove Sergio Leone girò “Per un pugno di dollari in più”

Il film uscito nel 1965 è stato girato in Spagna, nella regione della Castiglia.

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E il giardino creò l’uomo – Jorn de Précy

Ecco dunque dove si rifugiano gli ultimi, valenti dèi dell’Occidente: nei giardini. Sono questi la terra d’esilio delle ninfe e dei satiri greci, delle fate e degli elfi nordici, l’ultimo riparo offerto anche all’uomo che sogna di sfuggire all’incubo della storia e agli spazi inabitabili della modernità. Sì, è nel giardino che può riconciliarsi con gli dèi e con se stesso.

English: Bomarzo Province of Viterbo, Italy, P...
Bomarzo (provincia di Viterbo).Parco dei Mostri (tartaruga)

Jorn de Précy, nato nel 1837, era un giardiniere-filosofo di origine islandese, nonostante il nome, ma vissuto moltissimi anni in Inghilterra. Di lui si conosce molto poco. Era molto attratto dai giardini e viveva una vita ritirata e contemplativa. Viveva di rendita e ciò gli permise di visitare l’Italia, in cui visse alcuni anni e la Francia, soprattutto Parigi. Nel 1854 si trasferiva in Inghilterra e nel 1865 acquistava il giardino di Greystone, nell’Oxfordshire.

Il nostro giardiniere-filosofo cominciò a innamorarsi dei giardini durante le sue numerose visite in Italia. Visitò Roma, Venezia, Firenze e Viterbo, nei cui pressi conobbe il giardino di Bomarzo. Rimase incantato dal giardino, pensato e costruito come bosco sacro, del principe Orsini, risalente al XVI secolo. Da allora in poi visitò altri giardini, in Italia e in Francia. L’uomo fu fatto per prendersi cura della Terra, non per distruggerla, riporta de Précy, citando il libro della Genesi. Con questo spirito lui acquistò il giardino di Greystone, vicino a Oxford e se ne prese cura fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1916.

Ritornare bambini, questa è la sola salvezza dell’uomo, stupirsi di fronte alla bellezza e magia della natura, essere capaci di creare, come un buon giardiniere sa fare. Il giardiniere deve essere il più leggero possibile e lasciare che la natura segua il suo corso naturale: un fiore cresciuto in natura è più bello di un fiore coltivato dall’uomo. Cita il poeta inglese Keats:

Ho veduto, nelle serre, fiori esotici di mirabile bellezza, ma me ne infischio di loro. I semplici fiori della nostra primavera sono tutto ciò che voglio rivedere…

L’uomo non deve avere la presunzione di controllare ogni cosa e di piegarla al suo volere. Meraviglia, rispetto e spiritualità, di questo ha estremo bisogno l’uomo. Il giardino deve possedere qualcosa di selvatico, ritrovare la sua anima primitiva; per questo gli architetti rinascimentali costruivano grotte, statue e fontane.

Non è il luogo a doversi adattare a voi, ma l’opposto.

De Précy era assai critico verso l’epoca industrializzata in cui viveva. In questo scritto ricorre spesso il bisogno di spiritualità dell’autore rispetto al regno invincibile e schiaccia sassi della macchina e della meccanizzazione dell’uomo, ormai schiavo di se stesso. In che modo l’uomo può ritrovare il proprio essere profondo e spirituale se non rifugiandosi nella natura, in questo caso entrando in contatto con alberi e piante? Alberi e piante viste non solo come esseri viventi, ma viventi provviste di spirito: il genius loci (una divinità minore) dei romani . Questi ultimi, infatti, erano convinti che ogni luogo fosse abitato da un genio e che non si potesse risiedere in qualsiasi luogo non prima di averlo interpellato. I romani nella loro immensa potenza militare e ingegneristica non avevano perso l’umiltà di fronte al mondo trascendentale: un luogo senza dèi era privo di senso per loro. Il nostro giardiniere-filosofo lamenta proprio la perdita del sacro, nella società contemporanea. L’uomo, nella sua immensa boria e presunzione, ha dimenticato tutto ciò. Vive in una società materialistica e fasulla, priva di senso perché svuotata di qualsiasi  significato spirituale.

E’ passato un secolo da questo scritto (1912). Certo che se potesse vedere a cosa è ridotta la nostra società decadente e materialistica al massimo grado, probabilmente avrebbe preferito non essere mai venuto al mondo.

Jorn de Précy, E il giardino creò l’uomo, Ponte alle Grazie e-book (1912)

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Latouche, Cochet, Dupuy, George – Dove va il mondo?

Un decennio sull’orlo della catastrofe

Questo libro è tratto da un convegno organizzato nel dicembre 2010, quindi prima della

spagna

rivolta araba e del disastro atomico di Fukushima. Il resoconto è multidisciplinare perché, oltre all’economista Serge Latouche, vi hanno partecipato il politico Yves Cochet, il filosofo Jean-Pierre Dupuy e la scienziata sociale Susan George.

Latouche prospetta una lunga e dolorosa fine se non si sterzerà in tempo, soprattutto dal punto di vista climatico, energetico e alimentare. Gli scienziati ci dicono ormai da tempo che non possiamo permettere che la temperatura globale superi i due gradi (purtroppo è già una certezza) entro la fine del secolo. Sappiamo che la temperatura globale potrebbe aumentare anche di cinque o sei gradi. Gli immigrati ambientali sono già una realtà e senza una prospettiva diversa dell’economia, soprattutto energetica, Latouche intravede un collasso mondiale tra il 2030 e il 2070. Il 2030 è scelto perché in quella data ci sarà l’esaurimento del petrolio, gas, uranio, terre rare, altri minerali e acqua. Nel 2070 invece ci sarà la crisi alimentare, la totale deforestazione del pianeta, aumento della popolazione tra 9 o 10 miliardi di abitanti e desertificazione. (Ci sono molti scienziati che riducono di alcuni decenni queste prospettive per nulla allegre). L’economista afferma che considera inevitabile il crollo del sistema finanziario internazionale perché considera impossibile tappare un buco di 600.000 miliardi di dollari dell’inflazione della ricchezza fittizia. Eppure in tutto questo sconquasso la Bolivia di Evo Morales ha ridotto l’età pensionabile da 65 a 58 anni. Evidentemente qualche segnale di speranza esiste.

L’intervento di Susan George mi pare che descriva bene le dinamiche tra banche, politica  ed economia. La BCE presta denaro all’1% alle grandi banche europee che a loro volta riprestano quel denaro ai Paesi in difficoltà come la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo (oggi ci sarebbe anche l’Italia, ma il convegno si è svolto nel 2010) a tassi di interessi del 6, 7 e 8%, facendo profitti colossali. La politica neo-liberale protegge le banche, ma non gli Stati e il pubblico viene tranquillamente fatto collassare. La Germania avrebbe interesse a lasciare l’euro? Secondo l’autrice no, perché se così facesse il riacquistato marco salirebbe come valore a circa 2 euro. La Germania vedrebbe le proprie esportazioni diminuire fortemente con buona pace della Merkel. Potrebbe dire addio al boom (anche se già oggi sta diminuendo).

Come abbiamo visto, le prospettive non sono per nulla rosee. La situazione ambientale, economica e politica è gravissima. Eppure, tutti questi aspetti sono stati trascurati dalla maggior parte dei partiti politici italiani nell’ultima campagna elettorale. I disastri ambientali sono sotto gli occhi di tutti, aumentano sempre di più. Pechino, la capitale della Cina fagocitatrice, è una città invivibile: i suoi abitanti vivono sommersi in una cappa di smog per quasi tutto l’anno e questo vale per molte altre città cinesi. I loro fiumi sono fogne a cielo aperto. Stanno vivendo una gravissima crisi idrica e la desertificazione aumenta di anno in anno ed è quasi arrivata alle porte di Pechino. Se domani ci mancasse lo stretto necessario per nutrirci, se sparisse l’acqua, se finisse il petrolio e il gas, sarei tutt’altro che stupito: ma quanti politici ed economisti cadrebbero dalle sedie?

Latouche, Serge, Cochet, Yves, Dupuy, Jean-Pierre, George, Susan, Dove va il mondo? Un decennio sull’orlo della catastrofe, Torino, Bollati Boringhieri, ebook, 2010. 

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Poesia

Un impero nuovo

Ribrezzo per l’odierno disfacimento,

Malinconia per i tempi andati,

Non privi di dolori e sacrifici,

Poveri, ma ricchi di immensi valori.

˜    ˜    ˜    ˜    ˜    ˜     ˜     ˜      ˜      ˜      ˜       ˜       ˜       ˜ 

Il crollo è vicino, lo sento, lo vedo, lo percepisco,

Lo temo ma non lo respingo,

Lo auspico, i ciechi non possono guidare altri ciechi:

Cataratte coprono i loro occhi e il Bene e il Male non più distinti confondono le loro menti.

Un impero crolla e un altro ne sorgerà,

Migliore si spera, diverso, più giusto.

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Ivan Cistjakov – Diario di un guardiano del gulag

E’ uno dei pochissimi diari scritti e trovati che riguardano direttamente l’altra parte del

Gulag work
Gulag work

meccanismo dei GULag sovietici. Il diario è monotono e pesante: riguarda un periodo che va dal 1934 al 1936. Il guardiano, probabilmente un ingegnere, lamenta continuamente il suo destino di eradicato moscovita sperduto in un campo siberiano, al freddo, in mezzo alle cimici e al cibo pessimo. Cistjakov era a capo di un’unità preposta alla costruzione della ferrovia Bajkal-Amur, grazie al lavoro forzato. Nel 1936 il BAMlag occupava circa 170.000 mila prigionieri. Questi ultimi erano trattati peggio delle bestie: le loro baracche non erano riscaldate, in un luogo in cui le temperature potevano anche scendere sotto i meno 50° gradi; non avevano indumenti consoni al luogo e spesso erano privi di scarpe; l’alimentazione era scarsa e priva di nutrienti; lavoravano dalle 16 alle 18 ore al giorno. Era un gioco al massacro ed è facile capire quante persone morissero a causa di queste privazioni. Molti tentavano di fuggire e spesso i guardiani iniziavano vere e proprie battute di caccia. Sparavano ai fuggitivi e non si preoccupavano minimamente di recuperare gli eventuali feriti. Cistjakov provava pietà per le vittime (almeno così riporta nel Diario) e sperava che le autorità potessero riportarlo nell’agognata Mosca. Di lui dopo il 1936 conosciamo solo l’anno della morte, il 1941, ucciso al fronte.

Il libro è coadiuvato da un’ottima introduzione di Marcello Flores e da una postfazione interessantissima di Irina Scerbakova.

Cistjakov, Ivan, Diario di un guardiano del gulag, Milano, Bruno Mondadori, 2012.

 

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Jakob von Uexküll – Ambienti animali e ambienti umani

Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili. Illustrazioni di Georg Kriszat.

Jakob von Uexküll, estone di etnia tedesca, è considerato il fondatore dell’etologia contemporanea. Zoologo di formazione, non ha mai abbracciato l’idea evoluzionistica di Darwin. Questo libro, pubblicato negli anni ’30, ha influito sul pensiero di grandi filosofi contemporanei, come Martin Heidegger, e successivi, Deleuze e Bateson.

L’autore spiega in che modo l’ambiente può essere visto da una specie animale rispetto alla diversità della specie umana che contraddistingue un individuo dall’altro. Pertanto un essere umano può considerare una quercia con molte sfumature diverse, mentre le specie animali hanno una visione specifica della quercia: una bambina può essere spaventata dalle forme nodose del tronco e dei rami, invece un tagliaboschi vede solo un potenziale albero da abbattere; nelle specie animali il gufo trova rifugio tra i suoi rami e la volpe negli angoli del tronco. Quindi per queste specie animali la quercia ha un significato univoco di protezione mentre, come abbiamo visto, non è così per la specie umana.

Un secondo punto molto importante del libro è il rapporto tra ambiente e dintorni. Anche qui esiste una diversità molto importante tra la specie umana e le specie animali. Abbiamo visto che l’ambiente umano è misura dell’individuo e non della specie. I dintorni delle specie animali, secondo Uexküll, è l’invariante costituito della struttura materiale della Terra  che combaciano con l’ambiente umano. Noi umani siamo in grado di penetrare tutti gli ambienti animali di tutte le forme di vita. Per noi ambiente e dintorni si trova sovrapposto, per gli animali non è così. Nel mondo animale i dintorni servono a limitare il successo di una specie ai danni di un’altra, in questo modo si crea una forma di equilibrio.

Il libro è ricco di dati sperimentali svolti sulla percezione, sui percorsi, sul movimento e sulla dimora delle specie animali e di molte specie di insetti. Viene citato anche Konrad Lorenz, in quegli anni giovane studioso di zoologia, alle prese con i primi studi sull’imprinting animale.

Jacob von Uexküll, Ambienti animali e ambienti umani, Macerata, Quodilet, 2010 (p.s.1934)

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Politica Società

Sandro Ruotolo come Italo Calvino: quando l’attualità è anacronistica

Pur non essendo comunista, né fascista non posso ignorare il comportamento del giornalista Sandro Ruotolo contro gli esponenti politici di Casapound. Si è rifiutato una volta di stringere la mano a Simone Di Stefano e oggi, in un dibattito televisivo tra esponenti politici del Lazio, sempre alla presenza dello stesso politico di Casapound, si è alzato platealmente e ha lasciato lo studio dopo aver pronunciato un discorso antifascista. Il tutto nasce, a detta di Ruotolo, da una battuta contro Vendola di Di Stefano, considerata omofoba. Successivamente Ruotolo è stato contestato da alcuni ragazzi di Casapound, dopo che lui si è rifiutato di stringere la mano all’esponente Di Stefano. Questo è accaduto negli ultimi venti giorni. Il suo atteggiamento mi ha ricordato, proprio su questo punto, Italo Calvino e la sua frase contro i fascisti a cui rispose Pasolini. Riporterò in fondo.

Credo che il comportamento di Ruotolo sia sbagliato sotto molti punti di vista. Una persona propriamente democratica e candidata al Parlamento deve saper parlare e confrontarsi con tutti, a prescindere dalle idee politiche altrui. Con le persone ci si confronta, anche duramente se necessario, anche scontrandosi a muso duro, ma una chiusura preventiva e quasi razzista non è un comportamento degno di una persona civile. Anzi, dimostra in questo modo di essere peggiore delle persone che critica. Direi quasi un  atteggiamento fascista. Cosa avremmo dovuto fare con Paolo Borsellino, iscritto al M.S.I., quindi un partito neofascista? Che dire di Giorgio Perlasca, il fascista che salvò migliaia di ebrei in Ungheria? Non si può additare una persona che idealmente ha convincimenti fascisti come un delinquente preventivo. Perché lo stesso ragionamento lo si potrebbe fare con i comunisti e alcuni lo fanno. E se qualcuno facesse la stessa cosa con Sandro Ruotolo, in quanto comunista? Chi esclude rischia di essere escluso.

Secondo me, invece, bisogna parlare con i ragazzi di Casapound e non trattarli come esseri inferiori da estirpare. Un atteggiamento come quello di Ruotolo rischia di estremizzare questi ragazzi, chiudendoli in una spirale pericolosa e piena di rivalsa verso la società che li rifiuta. Il terrorismo vissuto tristemente in Italia è nato anche in questo modo. Se poi dovessero compiere atti contro la legge, allora li si punisce. Ho letto nei vari video e articoli sulla vicenda Ruotolo commenti deliranti e pieni di odio di esponenti comunisti o comunque di antifascisti convinti. Sinceramente i veri fascisti mi sono sembrati loro.

Vorrei consigliare a Sandro Ruotolo di andarsi a leggere o rileggere cosa scrisse Pasolini sui fascisti. Negli Scritti Corsari, nell’articolo Limitatezza della storia e immensità del mondo contadino (8 luglio 1974), il grande intellettuale, rispondendo alla frase di Italo Calvino, I giovani fascisti di oggi non li conosco e spero di non avere occasione di conoscerli; rispose:

Augurarsi di non incontrare mai dei giovani fascisti  è una bestemmia, perché, al contrario, noi dovremmo far di tutto per individuarli e per incontrarli. Essi non sono i fatali e predestinati rappresentanti del Male: non sono nati per essere fascisti. Nessuno – quando sono diventati adolescenti e sono stati in grado di scegliere, secondo chissà quali ragioni e necessità – ha posto loro razzisticamente il marchio di fascisti. E’ un atroce forma di disperazione e nevrosi che spinge un giovane ad una simile scelta; e forse sarebbe bastata una sola piccola diversa esperienza nella sua vita, un solo semplice incontro, perché il suo destino fosse diverso. 

Evidentemente non si impara nulla dalla storia, e Sandro Ruotolo rappresenta ancora un mondo in cui l’odio politico viene nutrito e portato avanti in quanto valore. Abbiamo anacronisticamente bisogno di odiare qualcuno per riconoscerci in quanto gruppi e individui. Non siamo per, ma contro. Peccato che non ci siano più intellettuali della portata di Pierpaolo Pasolini; ma purtroppo, fermi come nel ’74, dobbiamo subire ancora questa desolazione.

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I tesori di Milano Libri Politica

Grillo in piazza Duomo a Milano e Marco Rizzo alla Feltrinelli

Pur non condividendo alcuni punti del M5S ieri sera ho voluto assistere all’intervento di Grillo in piazza del Duomo. Che fare? si chiedeva nel suo romanzo Nicolaj Cernysevskij e dopo di lui Lenin. E’ questo il grosso enigma. Il M5S ha tantissime buone idee, però ho parecchi dubbi che gliele facciano mettere in pratica. Quanto conta oggi la politica rispetto alla finanza? Quanto durerà il prossimo governo? Mi ha fatto estrema tenerezza l’intervento di Dario Fo, anche lui totalmente sfiduciato dall’attuale povertà politica italiana. Che un signore di 87 anni come lui non si riconosca più in nessun partito la dice lunga sulla crisi totale che stiamo vivendo.

Mentre aspettavo l’intervento di Grillo ho fatto una capatina alla Feltrinelli che si trova sempre in piazza sotto i portici. All’interno della libreria ho scoperto che vi era in corso d’opera un dibattito sull’attuale crisi economica italiana tra Marco Rizzo, Vittorio Feltri e Giorgio Cremaschi. Successivamente ho scoperto che Marco Rizzo stava presentando il suo ultimo libro, Il golpe europeo. Ascoltando l’intervento di Rizzo, esponente comunista, mi sono trovato a condividere alcuni spunti interessanti sul declino economico italiano ed europeo. L’analisi della guerra in Libia è lampante di come la Francia abbia voluto in tutti i modi estromettere l’Italia da un contesto geopolitico ed energetico di primo piano. Prima della guerra l’Italia aveva il 40% delle concessioni di petrolio e gas libico contro il 5% della Francia, dopo le percentuali si sono ribaltate a favore della seconda nazione.

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Politica Società Storia

Breve riflessione sull’aborto

Ultimamente ho scoperto che al Sundance Film Festival è uscito un documentario che racconta le vicende degli ultimi quattro abortisti in America che praticano il Late Term Abortion (aborti nel terzo trimestre di gravidanza, dal quinto al nono mese). Il documentario si intitola After Tiller, dal nome del più famoso abortista pro termine di America, George Tiller, assassinato nel 2009 da un uomo pro-life. Gli ultimi quattro medici rimasti a condurre questa pratica (probabilmente sono di più, perché in alcuni Stati americani non esiste un limite di legge che vieti aborti dopo un preciso periodo di gestazione) sono due uomini e due donne. Faccio notare che solo una persona tra queste è diventata un genitore, Leroy Carhart, invece tra le due donne, una è lesbica e l’altra ha trascorsi hippie. Warren Hern, l’altro medico abortista, ha più di 70 anni ed è un convinto assertore dell’idea che l’uomo sia un cancro da estirpare. Mentre il documentario veniva presentato al Festival, nella clinica di Leroy Carhart, in Maryland, è morta una donna di 29 anni – Jennifer Morbelli, maestra di asilo – dopo un aborto alla 33° settimana di gestazione. Nel 2005, sempre nelle mani di questo medico, è morta una ragazza down per un altro aborto ritardato nella clinica di Tiller, in Kansas. Il fatto è avvenuto nemmeno 10 giorni fa. Adesso il medico è sotto investigazione. Il documentario, accolto inizialmente al Festival con giubilo e critiche positive, è stato realizzato da gruppi femministi e liberali.  Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano adesso, dopo la tragedia avvenuta.

Mi risulta inconcepibile che si possa abortire impunemente, con la protezione della legge,  in qualsiasi settimana di gestazione. Conosco amici che sono nati alla 30° settimana di gravidanza perfettamente sani. Oggi grazie ai progressi della scienza possiamo salvare bambini anche alla 24° settimana e addirittura meno. E’ paradossale e pazzesco che questo avvenga nella più grande democrazia del mondo. Siamo sempre pronti a scandalizzarci per quello che avviene in Cina o in India, in cui i diritti delle persone spesso e volentieri sono calpestati e soppressi, ma ciò non avviene altrettanto nei riguardi degli Usa: una società che permette un crimine simile non è forse caduta nella barbarie? Bisogna salvaguardare la vita delle donne quando questa è realmente in pericolo; è chiaro che la scelta di abortire o meno spetta esclusivamente a lei, in taluni casi, però qui gli aborti vengono eseguiti per qualsiasi motivo. I gruppi radical-femministi e liberali dicono che questi tipo di aborti (sopra la 24° settimana) riguardano solo l’1% di tutti gli aborti eseguiti negli Usa. Sicuramente, ma non si dice che in tale Paese ci sono 1.300.000 mila aborti in media all’anno e se la matematica non è un’opinione, significa che ci sono almeno 13.000 aborti legali ritardati. I metodi chirurgici per gli aborti ritardati sono raccappricianti: una tecnica è il Partial Birth Abortion (usata di solito tra la 14° e 24° settimana e a volte oltre, quindi nel secondo trimestre), in cui il bambino viene preso per i piedi e trascinato in posizione podalica all’esterno con il capo ancora all’interno della madre. A questo punto viene praticato un foro alla base del cranio e il cervello viene aspirato con una cannula. Una volta aspirato il cervello il cranio viene fatto collassare con le dita e dopodiché estratto. Ciò viene fatto perché il cranio è la parte più grande del bambino. Tutto senza anestesia, ben sapendo che le connessioni nervose sono già formate in quel periodo. Un altro metodo è l’aborto salino, sempre meno praticato per l’alto numero di bambini nati vivi, in cui viene inserita una soluzione salina all’interno del liquido amniotico che brucia e soffoca lentamente il feto (questa pratica è adottata anche in Italia, per gli aborti nel secondo trimestre). Poi abbiamo il D&E (Dilation ed Evacuation) in cui il bambino viene fatto letteralmente a pezzi con una specie di pinza. Infine esiste l’iniezione introcardiaca con soluzione di potassio che serve a uccidere immediatamente il bambino (oggi è la pratica più diffusa negli aborti del terzo trimestre senonché permette di non avere l’inconveniente di un bambino abortito vivo). Sicuramente, fra tutte, l’ultima è la più umana. 

ATTENZIONE: qui sotto posto un link dove vi sono presenti video espliciti di aborti praticati negli Usa, nel primo e secondo trimestre (entro le 24° settimane); sconsiglio la visione a persone sensibili.

http://www.abortionno.org/audio-videos/

Negli Stati Uniti l’aborto è stato legalizzato nel 1973 dopo la sentenza Wade v. Roe, anche se in alcuni stati –  per esempio la California – era già stato legalizzato da qualche anno. In Europa Occidentale (la Russia ha legalizzato l’aborto con Lenin nel 1920, primo Paese al mondo a farlo) il primo Paese ha legalizzare la pratica è stato l’Inghilterra nel 1967, seguito via via da tutti gli altri Paesi occidentali. In Inghilterra si può abortire liberamente fino alla 24° settimana e più in là in caso di problemi fetali. Inizialmente il limite massimo era alla soglia delle 28° settimane, poi abbassate al limite attuale. Ancora oggi, nonostante ciò, molti bambini in Inghilterra nascono vivi a seguito di aborti

http://www.documentazione.info/inghilterra-limiti-piu-severi-per-laborto-0

In Italia, come tutti sappiamo, l’aborto è stato legalizzato nel 1978, dopo il referendum indetto dai radicali. La Legge 194 permette l’aborto libero entro i primi 90 giorni dal concepimento e fino alla 22° settimana in caso di anomalie fetali. Abbiamo toccato il massimo degli aborti nel 1982, con quasi 250 mila operazioni. Negli ultimi anni la media si attesta intorno ai 130-140 mila aborti. Non voglio qui spiegare come siamo arrivati alla Legge 194, perché è già stato fatto altrove, ma non posso evitare di fare alcune considerazioni. Una delle maggiori promotrici – Emma Bonino, assieme ai radicali – ha fatto carriera quasi esclusivamente grazie all’aborto. Negli anni ’70 procurava aborti clandestini con il metodo Kramer, basato sull’aspirazione e usato al primo trimestre di gravidanza. Nonostante non fosse una dottoressa lei ha rischiato di mettere a repentaglio la salute di molte donne, oltre ad eludere la legge. Questa persona è diventata addirittura Commissario Europeo per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori dal 1995 al 1999. Inoltre, a fasi alterne, è stata parlamentare per oltre 20 anni. Ancora oggi siede in Parlamento. E’ incredibile che persone come lei abbiano fatto carriere del genere. Se un medico oggi sbaglia una diagnosi rischia l’arresto; una persona che non era neanche medico come lei, invece, fa carriera. Un mondo alla rovescia.

Valter Tarantini, uno dei maggiori medici abortisti in Italia, ha dichiarato che l’80% delle donne che abortiscono tornano a rifarlo. Cita addirittura un caso di una donna pugliese che ha fatto 40 aborti! Al di là dell’aspetto morale ed etico – importantissimo e cruciale – quanto costa l’aborto libero e gratuito alla collettività? Ebbene, ogni aborto costa alla sanità pubblica 1300 euro in media. Se moltiplichiamo questa cifra per una media di 130.000 mila aborti abbiamo una spesa di quasi 170 milioni di euro, per persone sanissime che non avrebbero alcun bisogno di abortire, a parte qualche raro caso. E’ chiaro che la 194 è totalmente un fallimento. Non sarebbe il caso, per lo meno, di fare pagare alle persone dal secondo aborto in poi? E’ lecito che la collettività paghi per una donna sanissima che usa l’aborto come contraccettivo? Se fosse per me abolirei l’aborto libero, salvo in caso di pericolo per la donna, ma ben sapendo che ancora i tempi non sono maturi, sarebbe il caso di porre almeno dei limiti di decenza. Se non vogliamo considerare l’aspetto etico-morale, bene,  allora consideriamo l’aspetto economico del problema. Qui sotto l’intervista a Tarantini:

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=72

Concludo sperando che un giorno non troppo lontano le generazioni future guardando alla nostra epoca dicano:

Come erano violenti, arretrati e barbari i nostri antenati: non rispettavano neanche i loro futuri figli e nipoti. Arrivarono a uccidere ciò che andava più protetto e rispettato. Quale tipo di pazzia entrò nelle loro menti? Forse perché vissero nel secolo più violento della storia, cioè il Novecento? Com’è possibile che gli uomini e le donne smisero di prendersi le loro responsabilità senza curarsi delle conseguenze delle loro azioni? Perché il sesso, alla pari di tutte le altre azioni umane, smise di essere responsabilizzato divenendo banale e privo di significato? Quali cicatrici, quali ombre e nefandezze  portarono nella tomba i nostri progenitori! Costruirono una società sofisticata e all’avanguardia ma priva della cosa più importante: l’umanità, soprattutto verso i più deboli e indifesi. Per fortuna sono scomparsi e il loro mondo è crollato e finito per sempre.

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Ambiente

Diminuiscono del 7% i gas serra in Italia

Grazie, si fa per dire, alla crisi economica che stiamo vivendo in Italia, i gas serra sono diminuiti del 7% nella media tra il 2008-2012, raggiungendo in questo modo i limiti introdotti dal Protocollo di Kyoto per l’Italia, che si sperava potessero diminuire del 6,5% rispetto al 1990. Questo dato è importante considerando che nello stesso lasso di tempo, tra il 1990-2012, l’emissioni mondiali di CO2 sono cresciute di oltre il 35%, soprattutto a causa della crescita esponenziale di Cina e in parte dell’India. Qui sotto trovate l’articolo completo:

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=20452