Poveri padri – Carlotta Zavattiero

Fino all’ultimo non sapevo se scrivere questa breve recensione. In parte il libro mi ha deluso. Sì, si parla di padri umiliati e vessati dalla giustizia, da sempre quest’ultima schiacciata su posizioni femministe ormai superate da tempo, ma l’autrice spesso è ambigua perché intervista anche avvocati favorevoli alle posizioni esclusive delle madri e professoresse femministe che davvero centrano poco con l’argomento del libro. Anche alcune interviste fatte a uomini divorziati lasciano a desiderare. Insomma: un colpo al cerchio e uno alla botte… Fatta questa premessa, l’opera comunque dà parecchi spunti di riflessione sulla condizione di molti padri divorziati, soprattutto grazie ai numeri.

Leggendo il libro si scopre: l’80% delle separazione è richiesta da donne (è facile comprenderne il motivo); nel 74% dei casi, nelle convivenze, la donna minaccia di togliere i figli agli uomini, percentuale che sale fino all’89% dopo la separazione; il 37% dei padri separati cadono al livello di povertà; un uomo su tre viene accusato di abusi e molestie sessuali sui figli, che si rivelano false per il 99,6 dei casi e il restante 0,4 finiscono con assoluzioni (fatto incredibile: queste donne non vengono mai punite per le gravi accuse rivolte ai padri); dal 1996 al 2003 102 suicidi su 110 sono stati commessi da uomini a seguito di separazioni; il 25% degli ospiti alle mense dei poveri sono separati e divorziati, l’80% di essi sono costretti a mantenere l’ex moglie e figli, ecc. Non mancano casi incredibili. Nel 2004, un padre di Roma è costretto dal giudice a versare 500 euro al figlio e 500 euro alla madre nonostante lui guadagnasse solo 890 euro al mese, oltre a perdere la casa a favore di lei. In questo caso la moglie lavorava. E’ chiaro che siamo alla follia.

Esistono altri casi in cui il padre ben sapendo che la madre usa violenza sul figlio, non può fare niente per avere l’affidamento a causa dell’incuria dei giudici, come nel caso della donna inglese che picchiava il figlio di 3 anni e mezzo.

Il libro scandaglia le leggi sul divorzio di alcuni Stati europei. In Germania, per esempio, solo in alcune circostanze il coniuge ha diritto al mantenimento. Chi divorzia deve auto sostenersi, uomo o donna che sia. Nel caso in cui uno dei due coniugi non dovesse riuscire a sostenersi non può essere buttato fuori di casa. Nella tanto decantata Svezia un matrimonio su due finisce in un divorzio e il 70% dei padri non riescono più a vedere i propri figli.

Si potrebbe cambiare la situazione visto che la legge sull’affidamento condiviso esiste dal 2006. I giudici dovrebbero essere penalmente perseguibili(è una riforma che deve essere condivisa da tutti partiti, così com’è nel resto d’Europa), almeno si eviterebbero casi come quello del padre di Roma, rovinato da una sentenza. Quanti ce ne sono come lui? Perché non tornare a punire chi abbandona il tetto coniugale? Siamo sicuri che quella non fosse una legge tutelante? Io credo che lo fosse. Chi tradisce e mette fine al matrimonio deve pagarne un prezzo, perché ha maggiori responsabilità: sia verso l’altro coniuge a cui ha arrecato un danno morale che, nel caso ci fossero, verso i figli, costretti a vivere tutta una trafila dolorosa dovuta alla separazione (che dura tre anni), e il conseguente divorzio. Poi, sia chiaro, ci possono essere tutte le attenuanti del caso, però ogni persona deve assumersi le proprie responsabilità. Non è possibile mettere sullo stesso piano sia il traditore che il tradito. E’ come mettere sullo stesso piano l’assassino e la vittima. Che razza di giustizia sarebbe?

Carlotta Zavattiero, Poveri padri, Ponte alle Grazie (2012)

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2 risposte a Poveri padri – Carlotta Zavattiero

  1. Capitan Daddy ha detto:

    Reblogged this on Capitan Daddy and commented:
    da condividere assolutamente

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