Da qui all’infinito. Una riflessione sul futuro della scienza – Martin Rees

Martin Rees è un astrofisico inglese di fama mondiale e questo è il suo primo libro che ho avuto

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English: Taken at the Museo Nazionale della Scienza e Tecnica (National Museum of Science and Technology) in Milan, Italy. (Photo credit: Wikipedia)

l’onore di leggere. Scritto molto bene, si lascia leggere con facilità e non è assolutamente pesante, nonostante gli argomenti trattati. Il libro ha un taglio scientifico divulgativo, ma in realtà tratta anche di università, politica e questione ambientale. Comunque, è sempre un piacere scoprire che gli scienziati anglosassoni riescono a divulgare con semplicità e rigore argomenti che per i più (incluso me) sarebbero altrimenti molto ostici da capire e comprendere. Non capisco perché in Italia non si riescano a trovare dei buoni divulgatori scientifici, a parte qualche eccezione. (Forse è per questo che la scienza è abbastanza bistrattata nel nostro Paese?).

La prima parte del libro è dedicata alla questione ambientale incombente e alle possibili soluzioni politiche per evitare l’imminente disastro ecologico. Oggi la CO2 presente in atmosfera ha raggiunto le 400 Ppm (parti per milione), la percentuale più alta degli ultimi 500 mila anni e purtroppo continua inesorabilmente a salire a causa del consumo di combustibili fossili. La nostra era – appunto perché l’uomo è la causa principale, se non unica, dei cambiamenti climatici e ambientali – è stata definita da alcuni scienziati Antropocene. L’autore dedica alcune pagine ai ricordi personali di studente all’Università di Cambridge e di come si sia avvicinato all’astronomia grazie a scienziati straordinari conosciuti da studente. E’ piuttosto critico verso la fusione fredda e i suoi due scopritori, Stanley Pons e Martin Fleischmann. Secondo lui i due scopritori della fusione fredda non hanno in realtà dimostrato alcunché di apprezzabile negli esperimenti. Non esistono prove straordinarie. Eppure in Italia abbiamo avuto Emilio Del Giudice e Giuliano Preparata che asserivano il contrario (e oggi asserisce Del Giudice dopo la scomparsa di Preparata nel 2000). Rees apprezza il lavoro degli scienziati divulgatori, così come dei giornalisti scientifici, perché solo in questo modo possono avvicinare le persone alla scienza e i ragazzi a intraprendere studi scientifici superiori. L’autore è un convinto assertore dell’ingegneria genetica. I problemi di fronte a noi sono insormontabili, rivela lo scienziato, tra un po’ raggiungeremo i 9 miliardi di abitanti in una Terra sempre meno ospitale a causa dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici; quindi verdura e frutta modificata potranno permetterci di sostentare l’intera umanità futura. Nel contempo ci mette in guardia dagli scienziati con deliri di onnipotenza che potrebbero provocare importanti problemi se non controllati, lo stesso vale per i gruppi ecologisti e animalisti estremi. Ipotizza che prima del 2100 ci potrebbe essere una probabilità su due di una grande catastrofe generale (molti scienziati la pensano come lui, se non peggio, dato che considerano Rees un ottimista).

La seconda parte del libro indaga la nostra attuale conoscenza dell’Universo e le prospettive di conoscenza nei prossimi decenni. Partendo dall’assunto che il nostro Sole è una delle centinaia di miliardi di stelle nella nostra galassia, che a sua volta è una dei miliardi di galassie visibili con i nostri telescopi, resta ancora moltissimo da scoprire. L’Universo si estende per oltre dieci miliardi di anni luce, e contiene miliardi di galassie, ognuna con miliardi di stelle e di pianeti, e chissà forse anche di biosfere? Il primo a teorizzare l’esistenza di tante stelle e di migliaia di pianeti fu il filosofo italiano Giordano Bruno, bruciato al rogo nel 1600, . Eppure sono dovuti passare quasi 4 secoli per confermare questa teoria. Anche Newton riuscì a calcolare che un proiettile per uscire dalla gravità terrestre dovesse raggiungere una velocità di ventinovemila chilometri orari. Anche questo è stato confermato solo dopo il primo lancio sovietico nello spazio: grazie allo Sputnik, nel 1957.  La scienza è lenta e il futuro potrebbe rivelarci delle grosse sorprese – prosegue l’astronomo – come ad esempio computer con intelligenza umana, superconduttori elettrici vicino allo zero assoluto in modo da non disperdere inutilmente elettroni; scoprire nuove forme di vita nell’Universo, grazie all’enorme quantità d’acqua presente in esso (sulla Terra la vita esiste ovunque ci sia acqua, ma non necessariamente ossigeno), che potrebbero darci informazioni e tecnologie avanzate, o una fisica e una matematica diverse dalle nostre, eccetera.

Concludo con la polemica citata da Rees con Richard Dawkins. Essendo l’astronomo inglese un fautore del dialogo con le religioni, è stato accusato da Dawkins di essersi trasformato in un collaborazionista… Ecco a cosa porta il dogmatismo criticato negli altri.

Martin Rees, Da qui all’infinito. Una riflessione sul futuro della scienza, Codice Edizioni – ebook (2012)

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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