Contro l’imperante fascismo culturale

Incredibile ma vero: quelle stesse persone che hanno combattuto per anni contro il fascismo e la mancanza di libertà insito in quella ideologia, vorrebbero oggi tappare la bocca a chiunque non la pensi come loro in problematiche quali l’aborto, l’omosessualità, il matrimonio e l’adozione gay, il femminismo, la politica economica ecc. Tutti temi – sembra assurdo ma è così- cari alla sinistra moderna e libertaria. L’apoteosi del capitalismo selvaggio e distruttivo. L’importante è fare carriera, i soldi, possedere una laurea, essere rispettati nel mondo che conta, avere cultura (come se la cultura senza princìpi possa rendere una persona migliore), ma a pochi interessa sapere se una persona è onesta, con princìpi solidi, con valori. Anzi, spesso queste persone vengono derise con ghignate ipocrite. Chi si ricorda di Josef Mengele, il medico nazista che faceva esperimenti terrificanti sui bambini ad Auschwitz? Ebbene, era una persona a modo, di mondo, sofisticata, sapeva il francese e proveniva da una ricca famiglia industriale bavarese. Eppure ha commesso dei crimini inauditi. Tra l’altro esiste tutt’ora la ditta Mengele:

http://www.gwf-mengele.de/de/home.html

Chiunque si opponga a questa tiritera mediatica sul principio della falsa tolleranza verso tutte le minoranze – purché siano minoranze, non importa ciò che dicono o propongono – viene tacciato di essere retrogrado, ignorante, omofobo, misogeno, non a passo con i tempi, eccetera. Anche quando ci si appella, come nel caso degli ultimi giorni dopo l’ennesima uscita infelice della Cassazione, a grandi studiosi del ramo familiare che sono piuttosto critici verso le adozioni omosessuali – per esempio Silvia Vegetti Finzi e il presidente dei pediatri italiani, Giuseppe Di Mauro – si viene subito tacciati di oscurantismo, di cattolicesimo medievale e di tante altre simili infamie. Io sono laico e non seguo alcuna religione, eppure mi schiero contro la vulgata tollerante verso tutto e tutti. A furia di essere tolleranti in Germania è nato un movimento di pervertiti zoofili e in Olanda qualche anno fa, un partito di pedofili. Bisogna stare molto attenti. Continuare a evocare diritti per tutti può rivelarsi un boomerang, e sotto molti aspetti è già così. L’inizio è sicuro ma non si conosce la fine. Quale sarà il prossimo tabù a cadere?

La nostra società, o comunque una buona parte, ci impone un pensiero unico, uniformato a quello che credono i benpensanti, spesso appartenenti alla peggiore e debosciata alta borghesia. I vizi di un’élite vengono calati dall’alto sul volgo, facendoli passare come conquiste e diritti sacrosanti: divorzio facile, aborto su richiesta, abbattimento della figura paterna, distruzione della famiglia e liberazione dei costumi senza limiti e divieti. Insomma, il motto è: vietato vietare. Questa mentalità ha infettato tutti, anche chi non poteva permetterselo. Da qui le tragedie quotidiane che stiamo vivendo tutti. Per non parlare dei professori -soprattutto universitari- che spargono il loro verbo dall’alto delle cattedre accademiche e ci dicono cosa è giusto e cosa è sbagliato; in cosa credere e in cosa non credere. Intendiamoci: io ho molta stima per le persone che posseggono cultura e conoscenza, che sono curiose del mondo attorno a loro e che non si accontentano del proprio sapere. Però faccio fatica a stimare quelle persone che fuoriescono dall’ambito accademico e non, e cominciano a straparlare -con volgarità e prepotenza- di Dio, religione, diritti ecc. Mi riferisco, per esempio, a Edoardo Boncinelli, che ha scritto La scienza non ha bisogno di Dio, a Piergiorgio Odifreddi, che ha scritto Perché non possiamo dirci cristiani, a Richard Dawkins, con il suo L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere, a Umberto Eco con il rozzo attacco a Joseph Ratzinger, ecc. Loro che criticano così tanto le religioni e Dio, diventano a loro volta dei religiosi e dogmatici della scienza. Dei veri estremisti. E’ un grande peccato. Si perdono in discorsi indimostrabili e pedanti. Già lo scrisse bene Immanuel Kant con le antinomie. E’ vero che il sapere gonfia, ma qui siamo di fronte a veri e propri deliri di onnipotenza. Io seguo più umilmente il pensiero del grande fisico austriaco Wolfang Pauli (vissuto nel Novecento e premio Nobel per la fisica grazie, soprattutto ma non solo, al suo grandissimo contributo alla nascita della meccanica quantistica). Pure essendo stato un genio assoluto nel suo ramo, non escludeva l’esistenza di Dio. Un po’ di umiltà non guasta, nella vita.

Stiamo vivendo un periodo difficilissimo, sia dal punto di visto economico che etico e morale. C’è moltissima confusione e la maggior parte delle persone ha perso completamente i valori di riferimento. Questo periodo a me ricorda molto la caduta dell’Impero Romano nel V secolo d.C.: anche allora crollò una concezione del mondo ben definita, dopo secoli di prosperità e relativa pace. L’Impero era dilaniato dall’interno da divisioni, paure e stanchezza morale. La decadenza fu molto lenta e complessa. Edward Gibbon -il grande storico inglese del Settecento- la fa risalire all’ascesa dell’imperatore Commodo (180-192 d.C.). Quindi tre secoli di agonia. Quanto tempo ci vorrà per noi? Credo molto meno.

Purtroppo abbiamo distrutto le basi della nostra civiltà: in primo luogo, la famiglia. Solo nella città di Milano nel 2011 si sono registrate il 70% di separazioni, una vera ecatombe. Questi drammi hanno cadute pesanti sulla società, minandone la sicurezza e l’armonia, già di per sé molto labili. Perché la politica non se ne occupa? Non bisognerebbe correre ai ripari, magari riflettendo, in quanto società, sul fatto che c’è qualcosa di marcio e sbagliato nei nostri valori? Io sono favorevole al divorzio, ma non per motivi banali e risibili bensì per fatti gravi: tipo violenza e adulterio. Oggi non sappiamo più stare assieme. L’uomo e la donna si sono avvicinati così tanto nella vita reale che non riescono più a parlarsi, a capirsi e a convivere senza scontrarsi. Io, come uomo, amo nella donna tutte quelle caratteristiche diverse da me; che rendono una donna speciale e amabile. Credo che sia vero anche il contrario. Ma se la donna ragiona e si comporta come me, cosa posso amare in lei? Chi abita in città apprezza maggiormente la natura proprio perché è diversa. Ci si rifugia in essa. Annullare le differenze e le diversità non è utile per nessuno. È un impoverimento per tutti. Infatti la stiamo già pagando. L’omosessualità dilagante e le altissime percentuali di separazioni potrebbero esserne degli indizi. Per non parlare dell’aborto, altra piaga spaventosa. Se nulla è sacro, allora tutto può essere usato e consumato a piacimento, esattamente come succede nel mondo del lavoro odierno. Tutto è collegato: decadimento della famiglia, promiscuità sessuale, omosessualità, perversioni dilaganti e sfruttamento lavorativo. E’ da ingenui credere che  l’economia sia un aspetto a sé stante. Non è affatto così.  Le metastasi partono da lontano, dai nostri comportamenti quotidiani e relazionali. Ognuno di noi fa la sua parte con le proprie azioni e con le idee che si condividono e portano avanti.

In quale società stiamo scegliendo di vivere?

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