Tratto da Limes – Dal Britannia alla Merkel

Tratto da Limes, bimestrale italiano di geopolitica , numero 4/2011, prima dell’avvento di Monti.

L’Italia sotto attacco geofinanziario è di fronte a scelte che definiranno la sua postura strategica rispetto a Geropa (Russia e Germania). L’alternativa che le viene suggerita dai mercati e dagli attori che contano è la piena subordinazione: rigida eterodirezione dei conti pubblici; pagamento di una congrua tangente in termini di privatizzazione (cioè alienazione) di asset nazionali; adeguamento a traiettorie geostrategiche altrui. […] Nel contesto del patto per l’euro, Tremonti sperava di poter negoziare il ritmo di rientro dal debito, vale a dire la quantità di sovranità sul bilancio pubblico da cedere a Geropa per restare nella moneta comune. Aveva anche tentato una controffensiva di natura strategica, proponendo assieme ai padroni (tedeschi) del vapore. Nel frattempo, cercava di nascondere l’argenteria: legge che blocca scalate ostili su imprese strategiche; Fondo d’investimento di Cassa depositi e Prestiti finalizzato a stabilizzare il capitale di tali imprese; infine, d’intesa con Bankitalia, decreto sull’autorizzazione preventiva agli acquisti di quote degli istituti di credito. Ma a luglio la speculazione finanziaria ha preso di mira il debito italiano, in concomitanza con l’attacco concentrico delle agenzie di rating (indicativa la messa sotto pressione delle Generali, cassaforte del risparmio italiano); con l’annuncio di Deutsche Bank di aver venduto 7 degli 8 miliardi di Bot italiani che deteneva.

Puntuale, il diktat di Francoforte ha imposto all’Italia una manovra deflattiva che configura la messa sotto tutela del bilancio pubblico italiano e apre la partita dei nostri asset strategici. A termine, la manovra cocciutamente pro-ciclica che ci è stata imposta è destinata a produrre contrazione produttiva e occupazionale, riduzione del gettito fiscale e necessità di ulteriori misure. Anche l’Italia si troverà a scegliere fra svendere gioielli (e casseforti) di famiglia, oppure fronteggiare i forconi.

Sia la prospettiva di un nuovo banchetto di privatizzazioni in Italia, sia la tentazione di sganciare Roma dall’aerea nobile dell’euro restano aperte. Sin dal 2009 la Direzione generale per il Mercato interno del commissario francese Barnier ha lanciato una procedura d’infrazione contro la normativa sulla golden share, che protegge da scalate ostili Eni, Enel, Snam, Finmeccanica, Telecom eccetera; sarà necessaria una riforma che dovrà ottenere il placet di Bruxelles. Quanto resta di sovranità nazionale è dunque in gioco su tre partite: una in casa, contro aedi vecchi e nuovi del “vincolo esterno”; una a Bruxelles, contro le occhiute vestali del mercato interno; la terza, trasversale alle prime due, contro le lusinghe di un nuovo “Britannia” (il 2.6.1992 vi fu un incontro a bordo del panfilo Britannia, di proprietà della Corona inglese, a bordo del quale erano ospiti alcuni finanzieri inglesi e americani, durante il quale si decise una politica di privatizzazione delle aziende partecipate dallo Stato italiano. Di lì a una anno effettivamente passarono in mani straniere Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galvani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Mira Lanza e molte altre aziende). Il gioco è violento. La “moral suasion” assumerà toni brutali. Ma è difficile minacciare l’Italia di espulsione dall’Eurozona. Corroborato da una moneta libera di fluttuare e da una politica economica affrancata dai lacci deflattivi di Maastrich, il suo apparato produttivo metterebbe infatti fuori mercato i prodotti del resto di Geropa, con dolorosissime conseguenze sull’occupazione e sul consenso sociale all’interno di essa, a prescindere dai costi che pagherebbe la stessa penisola. Fra l’Italia e Geropa scorre sottotraccia la mutua distruzione assicurata. Pag. 126-127

Questo articolo è stato scritto nell’agosto 2011, e purtroppo è stato fin troppo preveggente. L’Italia è finita sotto attacco da parte di un gruppo di delinquenti, al soldo soprattutto di Germania e Francia. Le responsabilità sono molteplici, dal governo Berlusconi fino all’ultimo, ma non si può restare a guardare mentre il nostro Paese viene fatto a pezzi. Il futuro non promette nulla di buono, e i partiti politici, sia quelli di destra che di sinistra (a parte il M5S e il movimento Arancione, mi pare), sono completamente succubi di una politica straniera atta a distruggere il tessuto economico e sociale dell’Italia. Questo mi sembra un motivo più che sufficiente per incriminarli per alto tradimento. Mi sembra, a questo punto, folle che l’Italia continui a pagare per finanziare l’area euro (l’Italia è il terzo donatore) quando noi non riusciamo a fare fronte al fabbisogno interno dei minimi requisiti essenziali per i cittadini. Purtroppo non abbiamo un Bismark né un Cavour, bensì uomini pronti a svendersi il Paese per una ciotola di lenticchie. Al fuoco si risponde con il fuoco.

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