“Femminicidio” e discriminazione di genere

Siamo passati da una società patriarcale, dove la preminenza dell’uomo era netta, in una quasi matriarcale, dove solo i valori femminili sono considerati e apprezzati. Io credo che ci sia una via di mezzo. Ultimamente ho firmato un appello contro lo sfruttamento dei minori, cosa giustissima, ma non avevo ben notato, dei dieci punti, il sesto. Nel sesto si dice che qualsiasi differenza di genere tra maschio e femmina deve essere annullata nelle rappresentazioni. Ergo: per esempio, un maschio può giocare con una bambola, una femmina con un fucile. A che pro? Perché si vuole annullare la virilità maschile? Perché si vogliono donne sempre più mascoline? Io credo, invece, che le differenze di genere siano una ricchezza e non una limitazione. Le differenze, quando esse siano positive e si sposino nel miglioramento della società, vanno apprezzate, non limitate. Perché un uomo dovrebbe smettere, per esempio, di essere protettivo verso la donna e i figli; e la donna perché non dovrebbe essere più accogliente e solidale rispetto a un uomo. Non è questa una peculiarità positiva e nobile presente in molte donne? Una donna non si sente più sicura e rinfrancata sapendo che il suo uomo è disposto a morire per lei e la sua famiglia?

Le differenze di genere sono belle e in una coppia si fondono bene assieme, se si rispettano le peculiarità. Invece, ci sono alcuni gruppi di media, politici e femministe che cercano di minare in tutti i modi queste differenze. Non solo si cerca di andare verso una società androgena (come aveva auspicato anche Umberto Veronesi), senza sessi, dove l’omosessualità sia un fatto compiuto e riconosciuto, senza polemiche e appelli; ma si è imbastito, sempre da gruppi radicali, una guerra senza quartiere contro il genere maschile in quanto tale. “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera”, solo per citare i quotidiani più importanti, hanno abbracciato in toto il termine femminicidio, parola che non esiste, per indicare che le donne vengono uccise poiché tali. In Italia solo un quinto degli omicidi riguarda le donne, e queste cifre sono più basse rispetto ad altri Paesi europei. Questi gruppi spingono affinché siano cambiate le leggi a favore delle donne. E’ possibile che nessuno si renda conto del pericolo insito in questa idea? Rischiamo di porre giuridicamente la donna  al di sopra dell’uomo di fronte alla legge, con tutti i pericoli che esso comporta.

La violenza si deve combattere in quanto tale, e i soggetti più deboli oggi non sono le donne, ma i bambini. Perché non si esplica apertamente che la maggior parte delle violenze e degli omicidi contro i bambini sono causati dalle donne? Eppure, nessun uomo si sognerebbe mai di indicare le donne come criminali e assassine. E anche se così fosse, la cosa non sarebbe accettata dai media e dalla politica. Vorrei lo stesso trattamento per gli uomini. (Sui giornali e in tv si contemplano due pesi e due misure a seconda di chi pratica la violenza: se è un uomo, allora è un orco da eliminare; se è una donna, bisogna capire il motivo che l’ha spinta ad agire in quella maniera…). Il problema non si combatte con slogan radicali o facendo sentire in colpa tutti gli uomini per la violenza di alcuni di essi. Inasprire le pene di per sé non serve a molto. Bisogna lavorare a monte, cercare le cause, seguire le famiglie più in difficoltà, capire le relazioni uomini-donne all’interno della famiglia, schedare gli uomini (e anche le donne) più pericolosi, ecc. E’ un lavoro lungo e faticoso, ma sono davvero stanco, in quanto uomo, di essere additato come un bruto criminale stupratore. Mi auguro che molti uomini e donne la pensino come me.

Il fenomeno del femminismo mi ricorda tanto le prevaricazioni degli israeliani contro i palestinesi. Dato che in passato hanno subito delle ingiustizie ci si rifà con qualcun altro, non direttamente coinvolto, e si pretende in questo modo di vivere di rendita. Quindi ogni mistificazione viene giustificata, sempre per una falsa pretesa di eterna vittima. Oggi la società non è più così. Oggi molti uomini divorziati, specie in una città come Milano, si ritrovano a vivere mezzo a una strada, perché hanno perso tutto, a vantaggio della “vittima” femminile. Succede anche nel caso in cui la ex moglie l’ha tradito o ha avuto maggiori responsabilità per la fine del rapporto. Questo ha portato quarant’anni e passa di propaganda femminista, appoggiata purtroppo da molti uomini. Una volta la donna era davvero una vittima, oggi non più.

Auspico un cambiamento di mentalità, una nuova era, dove questi retaggi del passato siano superati per il bene comune. Bisogna avere una visione olistica della società e smetterla di ragionare per enclavi, il mio genere contro il tuo. Ricercare sempre la verità dei fatti, senza paura. Finirla con slogan assurdi e infantili come “femminicidio”, che vuole indicare sempre la donna come vittima e l’uomo come carnefice e che non risolve alcunché. Sono stereotipi, pregiudizi assurdi e superati, ma fa tanto chic seguire queste vulgate… Soprattutto dall’intellighenzia che invece dovrebbe tanto farci riflettere. Ma non è più un segreto che gli intellettuali odierni sono mediamente più stupidi delle persone comuni, come ci insegna Costanzo Preve.

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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3 risposte a “Femminicidio” e discriminazione di genere

  1. Mathias Daum ha detto:

    Arrivo, mio malgrado, tardi su questo post ma sono totalmente d’accordo con te.
    Credo che la coniazione del termine “femminicidio” sia una delle più pericolose iniziative che la stampa del nostro paese abbia mai prodotto (ovviamente subito ripresa da politici e opinionisti vari dei salotti buoni della domenica) in quanto ,credo, sottende un concetto pericoloso:
    Uccidere una donna è più grave che uccidere un uomo.
    Questo oltre che essere incostituzionale (cittadini uguali senza distinzioni di sesso ecc ecc) viola i principi stessi del femminismo che ha sempre preteso l’uguaglianza (giustamente!).
    Sono molto preoccupato anche perchè non ho trovato che pochissime persone (tra l’altro tutti uomini) che condivida la mia opinione, mi chiedo se le donne abbiano pensato alle implicazioni di quanto scritto su tutti i giornali….temo che la loro obbiettività sia sprofondata sotto chili e chili di sterile orgoglio di genere, pompato a dismisura dai soliti giornali.

    • Mathias Daum ha detto:

      o che dopotutto a loro non interessi molto che la figura maschile sia svilita dei suoi punti di forza se questo le consentirà di acquisire, diciamo, “il comando”.
      Ma del resto cosa aspettarsi? non è più epoca di grandi intellettuali e artisti, dove sono Gaber, De Andrè ? Credo che i monologhi di Gaber sul rapporto uomo-donna siano più esplicativi di qualunque prolissa argomentazione.

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