Conquistadores, pirati, mercatanti – Carlo M. Cipolla

Leggere le considerazioni storico-economiche di Carlo Cipolla è sempre un piacere. In questo libricino, Cipolla ci spiega come l’afflusso incontrollato di argento dalle colonie spagnole del Sud America non restasse in realtà in Europa, ma prendesse la via dell’Oriente.

La Spagna, dopo la conquista delle colonie americane, acquisì, tra il XVI e il XVIII secolo, qualcosa come 81.000 tonnellate di argento. Questo favorì un fortissimo sviluppo del commercio internazionale. Gli inglesi non stettero a guardare: Elisabetta I, regina d’Inghilterra, appoggiò in segreto le scorribande del corsaro Francis Drake a danno delle navi spagnole cariche di oro e argento. In un quinquennio particolarmente infelice 1587-92, gli spagnoli persero il 15 per cento dell’argento destinato a Siviglia, a beneficio dei pirati inglesi. Comunque, una fiumana di argento travolse l’Europa. Gli spagnoli usarono l’argento per coniare il real de a ocho, chiamato anche peso. La moneta si diffuse immediatamente nel resto d’Europa e in Nord Africa.

I cinesi, che non ebbero mai monete d’argento o d’oro ma solo di bronzo, usarono l’argento come merce per pagare le tasse e negli scambi commerciali, di conseguenza veniva pesato. Negli scambi commerciali con gli occidentali i cinesi richiesero continuamente pagamenti con monete d’argento spagnole, i famosi reales de a ocho. Una volta ottenuti i reales non li fecero circolare come monete, ma fusero il metallo per farne lingotti. La Cina, nel corso di tre secoli (1550-1850 circa), si impossessò di enormi quantità di argento.

L’Inghilterra e la Compagnia delle Indie, che ebbe in mano il monopolio delle attività commerciali della madre patria con le colonie, si trovò, tra il Seicento e il Settecento, con un pauroso deficit commerciale con la Cina. Come pensarono di guadagnare l’argento perduto? Con l’oppio… Grazie al colonnello Watson, che suggerì di introdurre l’oppio in Cina dall’India: nella seconda metà del Settecento, gli inglesi introdussero sempre maggiori quantità di oppio nella società cinese. I tossicodipendenti aumentarono in maniera spaventosa. Già all’inizio dell’Ottocento la bilancia commerciale cinese entrò in deficit rispetto a quella inglese. L’idea criminale funzionò; e gli inglesi con due guerre dell’oppio nel corso del XIX secolo, stabilirono definitivamente la loro potenza economica e militare, umiliando la Cina. L’argento riprese la via dell’Occidente.

Devo ringraziare Carlo Maria Cipolla se sono venuto a conoscenza delle reali motivazioni delle guerre dell’oppio cino-inglesi. Sui libri di storia scolastici, e non solo, nemmeno l’ombra.

Carlo Maria Cipolla, Conquistadores, pirati, mercatanti (La saga dell’argento spagnuolo), Il Mulino (1996)

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