Il Papa e l’Inquisitore: Enrico Fermi, Ettore Majorana, via Panisperna – Giulio Maltese

Il Papa, Enrico Fermi e il Grande Inquisitore, Ettore Majorana, i ragazzi di via Panisperna e l’ascesa del grande gruppo di fisici italiani negli anni Trenta. Questo e tanto altro ancora contiene il libro. Una cavalcata entusiasmante, grazie alla maestria divulgativa del fisico e storico della scienza Giulio Maltese, alla scoperta degli anni d’oro della fisica e della scienza italiana e mondiale in generale. 

Enrico Fermi nasce a Roma nel 1901. Fin da ragazzino bazzica per i mercatini e le bancarelle di libri per comperare testi di fisica e matematica. All’età di quattordici anni legge e studia l’Elementorum physicae mathematicae, in due volumi, del gesuita Andrea Caraffa, pubblicato nel 1840. E’ il suo primo libro di livello universitario in fisica. Salta la quarta liceo perché troppo avanti rispetto ai suoi compagni. Si diploma a diciassette anni e subito dopo prepara la tesi per l’ammissione alla Normale di Pisa. Grazie alla sua vastissima cultura da autodidatta, lascia sbalorditi gli esaminatori della Normale. Il Papa viene ammesso e non passerà molto tempo prima che sia lui stesso a dare lezioni ai suoi professori sulla teoria della relatività di Einstein, ancora poco capita e in taluni casi osteggiata. Nel 1922 si laurea. Inizia la seconda fase della sua vita.

Fermi torna  a Roma. Viene accolto bene da grandissimi matematici italiani dell’epoca, Tullio Levi-Civita e Federigo Enriques. Anche il più grande fisico italiano dell’epoca – Orso Mario Corbino, detto il Padre Eterno – nonché professore e direttore dell’Istituto di fisica sperimentale di via Panisperna, si accorge immediatamente della grandezza del giovane. Lo prende sotto la sua ala e grazie a lui il Papa diventerà il primo professore di fisica teorica d’Italia, nel 1927. Ebbe modo di studiare in Germania e di conoscere Werner Heisenberg, Max Born, Pascual Jordan e tanti altri geni dell’epoca.

Ettore Majorana nasce a Catania nel 1906. Dopo il liceo frequentato a Roma, città in cui si era trasferito a vivere,  si iscrive in ingegneria dove conosce Emilio Segrè, che diventerà un altro grande protagonista della fisica italiana. Dopo alcuni anni infruttuosi passati alla facoltà di ingegneria, entrambi si iscrivono a fisica teorica (in realtà Majorana si iscriverà più tardi) nell’Istituto di via Panisperna, dove insegna il Papa. Il Grande Inquisitore di carattere introverso ma di spirito curiosissimo, è una persona di cui Fermi ha una grandissima stima e ammirazione. Segrè dirà di lui: “Era assai superiore ai suoi nuovi compagni (del gruppo di via Panisperna) sia come intelletto sia come profondità e estensione di cultura matematica e, per certi aspetti, soprattutto come potere di astrazione e abilità nella matematica pura, era anche superiore a Fermi“.

Corbino, nel frattempo, chiama Franco Rasetti come assistente. Il progetto di Corbino di costituire una grande scuola di fisica in Italia comincia a concretizzarsi. Anche Edoardo Amaldi diventa uno dei primi studenti di Fermi.

Fermi inizia le lezioni di QED (quantum electrodynamics), l’elettrodinamica quantistica ripresa da Dirac, ma modificata matematicamente dallo stesso Fermi per renderla più semplice. Il Grande Inquisitore non frequenta solo le lezioni di Fermi (a cui partecipa solo per un anno), ma studia fisica matematica con Vito Volterra, fisica con Lo Surdo ed esercizi di fisica con Rasetti e Segrè. Nel 1929 si laurea in fisica teorica, il secondo in Italia, dopo Giovannino Gentile (figlio del filosofo Giovanni Gentile).

Il lavoro del gruppo prosegue. Intanto le scoperte nel campo della fisica si susseguono: principio di esclusione di Pauli, principio di indeterminazione di Heisenberg, la QED di Dirac più sopra detta, la scoperta del neutrone nel 1932 ecc.  E’ un periodo di pieno e travolgente connubio di menti e scoperte.

Majorana, nel 1932, si trasferisce a Lipsia per lavorare con Heisenberg. Pubblica vari articoli sulla teoria nucleare, chiamate successivamente forze di Majorana. Dopo un semestre a Lipsia si trasferisce per un breve periodo a Copenhagen, a studiare con Bohr. Vi passa sei settimane, dopodiché torna a Roma. La morte del padre, avvenuta nel 1934, acuisce la chiusura del ragazzo, che evita contatti con altre persone, compresi i colleghi.

Fermi, intanto, dopo avere sviluppato la teoria del decadimento beta (1933), prosegue, sulla scia della scoperta della radioattività artificiale dei coniugi Joliot-Curie (1934), nello studio della radioattività artificiale, ma tramite i neutroni. Tra marzo e luglio 1934 molti degli elementi irradiati mostrano radioattività indotta. La scoperta viene pubblicata su Ricerca Scientifica, una rivista di fisica italiana che diverrà in poco tempo tra le riviste di fisica più apprezzate a livello mondiale. Il 22 ottobre del 1934, grazie anche all’aiuto di Amaldi e di Bruno Pontecorvo (da poco unitosi al gruppo), Fermi scopre che i neutroni venivano rallentati nel passare attraverso la paraffina a causa dei molteplici urti contro i nuclei di idrogeno (protoni) che, avendo una massa simile a quella dei neutroni, sono particolarmente efficaci nel sottrarre loro energia cinetica in ogni urto (pag.265). Scoprono i neutroni lenti.

Purtroppo – con l’aggravarsi della situazione politica italiana e internazionale – il gruppo di via Panisperna comincia a sgretolarsi: Enrico Fermi viene premiato del Nobel nel 1938, scusa con la quale decide di lasciare definitivamente l’Italia, dopo la promulgazione delle leggi razziali di quello stesso anno (sua moglie era di origine ebraica). Si rifugia negli Stati Uniti dove riuscirà nel 1942, in Chicago, a produrre la prima reazione nucleare controllata della storia. Nel biennio 1944-45 lo troviamo a lavorare come jolly tutto-fare, assieme a John von Neumann, al progetto Manhattan di Los Alamos. Nel 1954, pochi mesi prima di morire, difende al processo come testimone Robert J. Oppenheimer, contro le accuse di essere un comunista e una spia. Muore il 28 novembre 1954. In suo onore verrà istituito il Premio Fermi (1956) come uno dei massimi riconoscimenti scientifici negli Stati Uniti.

Nel frattempo, il Grande Inquisitore viene nominato professore di fisica teorica alla Regia Università di Napoli, nel gennaio 1937. Il 26 marzo dello stesso anno scompare dopo essere arrivato a Palermo con la nave. Non si saprà più nulla di lui. Un’idea, alquanto bella e romantica, scritta dallo scrittore Leonardo Sciascia ne Il caso Majorana, ipotizza che, il fisico – resosi conto dell’avvento dell’era nucleare – si sia ritirato in un convento religioso. Perché, sempre secondo Sciascia, Majorana non voleva contribuire alla realizzazione della bomba atomica. Chissà.

Con loro, purtroppo, si chiude il periodo più fulgido della scienza italiana. Se ci fossero delle personalità come Corbino, oggi molti giovani validi e capaci non sarebbero probabilmente costretti a emigrare all’estero, e potrebbero contribuire a fare crescere l’innovazione e la tecnologia nel nostro Paese.

Giulio Maltese, Il Papa e l’Inquisitore: Enrico Fermi, Ettore Majorana, via Panisperna, Zanichelli (2010)

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