Viaggio in Italia: Goethe a Napoli. Descrizione del sistema ingegnoso per ripulire la città dai rifiuti.

Goethe dopo avere viaggiato in lungo e in largo per l’Italia, nel 1787 ritorna a Napoli per una seconda visita. Qui si dedica alla descrizione del popolo napoletano, anche per confutare le tante dicerie e pregiudizi che allora circolavano in Europa su questa città. Prende spunto da quanto affermato dal suo amico Volkmann sul conto di Napoli: egli afferma che a Napoli ci siano dai trenta ai quarantamila oziosi. Goethe, spirito grandissimo e superiore, aguzza la vista e con animo indagatore si mischia tra il popolo partenopeo. Descrive facchini, marinai, pescatori, bambini e “spazzini” nel loro modo di lavorare, così diverso dal lavoro dei tedeschi ma non per questo meno produttivo e laborioso. L’occhio tedesco, ma più in generale nordico – prosegue Goethe – considera il lavoro come affanno continuo mentre in realtà non comprende che il popolo napoletano, vivendo in una terra baciata dal Sole, dal mare e circondato da terra fertilissima (non per niente veniva chiamata Campania felix), non è costretto a lavorare tutto il santo giorno in condizioni climatiche estreme. In Germania, per la maggior parte dell’autunno e dell’inverno, le persone sono costrette a casa per sfuggire al mal tempo, e nelle stagioni climatiche migliori sono costrette a mettere via provviste e legna se vogliono sopravvivere alle stagioni peggiori. Nei Paesi del nord i giorni più belli e le più belle ore della giornata, dedicate al lavoro, sono sottratte al piacere. Il clima è completamente diverso e nel corso dei secoli ha forgiato il carattere differente che si riscontra tra i popoli del nord e quelli del Mezzogiorno. Un popolo non è migliore di un altro, ma semplicemente diverso.

Goethe, infine, chiosa:

Un uomo povero, che a noi sembra un miserabile, può in questi paesi non solo soddisfare i suoi bisogni più urgenti e più necessari, ma anche godersi beatamente la vita; un così detto lazzarone napoletano potrebbe infischiarsi del posto di viceré in Norvegia e rifiutare l’onore che gli farebbe l’imperatrice di Russia nominandolo governatore in Siberia […]

Qui, un uomo con l’abito a brandelli non è ancora un uomo nudo; colui che non ha una casa sua né una casa a pigione, ma che l’estate passa le notti sotto qualche grondaia o sulla soglia dei palazzi e delle chiese o nei portici pubblici, oche, se il tempo è cattivo, trova da coricar si in qualche luogo pagando qualche spicciolo, non si può dire per questo un reietto o un miserabile. Se si considera quale enorme quantità di alimenti offre questo mare pescoso, dei cui prodotti la gente deve nutrirsi per obbligo ecclesiastico due o tre giorni alla settimana; la gran varietà di frutta e di verdura che si trova in sovrabbondanza tutto l’anno; come una provincia intorno a Napoli ha meritato il suo nome di Terra di Lavoro (che si deve intendere: “terra fatta per essere coltivata” non “terra di lavoro, o di fatica”) e come tutta la regione porta da secoli il titolo onorifico di Campania felice, si comprenderà bene quanto la vita in questi paesi sia felice.

Forse se qualcuno leggesse queste cose eviterebbe di dire scempiaggini senza senso, come le abbiamo sentite per anni ultimamente. Purtroppo non tutti i giorni nasce un uomo come Wolfgang Goethe, uno spirito così eccelso e luminoso, così libero e intelligente e soprattutto così profondo da vedere cose al di là delle apparenze, ma sono convinto che ognuno di noi possa apprendere e imparare qualcosa da queste intelligenti e profonde parole.

J.Wolfgang Goethe, Viaggio in Italia, Bur (1991)

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Curioso delle cose del mondo e dell'universo.
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