In battaglia, quando l’uva è matura. Quarant’anni di Afganistan – Valerio Pellizzari

Chiunque volesse addentrarsi nei meandri non sempre chiari e comprensibili dell’Afganistan degli ultimi 40 anni, questo libro fa il caso suo. E’ un reportage storico scritto da un giornalista e scrittore che ha viaggiato come inviato in Afganistan fin dal 1974. E’ uno dei pochi lavori contemporanei che si trovano in libreria sull’Afganistan attuale, con uno sguardo rivolto soprattutto alle popolazioni autoctone: kirghisi, pashtun, dari, hazara ed ecc. Pellizzari spiega per quale motivo la guerra intrapresa dagli americani è ormai persa. Il Paese dei coraggiosi non può stimare e rispettare un popolo che usa i droni contro i talebani e i ribelli afgani. Per loro è una forma di debolezza e questo stimola altri afgani ad opporsi contro gli occidentali.

Ma il libro non è solo questo. Si descrive l’avventura di un italiano, Tonino De Feo, che nel 1965 decide di trasferirsi in Afganistan: “Scoprì che in quel paese cresceva un’uva dolcissima, ricca di ben cento diverse qualità […]”. Due anni dopo vi impianta una fabbrica per produrre vino. Incontrerà molte difficoltà con i mullah locali, per la ben nota proibizione di bere alcool nella religione islamica, ma De Feo si impegna a vendere il vino in Pakistan; ma rientrerà in territorio afgano per vie illegali… Dopo varie vicissitudini sarà costretto a lasciare il Paese nel 1973, dopo la caduta della monarchia e l’instaurazione della Repubblica.

Il libro mi ha aperto gli occhi su un film tratto da un libro Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini. Ebbene il film mi era piaciuto molto, ma non avevo riflettuto sulla storia descritta nel film. La scena dei tre ragazzi pashtun che violentano il ragazzino hazara è inconcepibile per quella etnia. I pashtun ne escono fuori malissimo: violentatori e pavidi. Ho scoperto che in Afganistan il film è vietato, per non creare dissidi interni, in un Paese già martoriato dalla guerra e da odi tribali. Khaled Hosseini è un afgano che vive da molti anni negli Stati Uniti, e i suoi libri vengono visti dagli afgani come espressione della cultura occidentale, di un assimilato.

Finendo di leggere il libro, non si può rimanere stupiti, e in qualche modo ammirati, dallo spirito di indipendenza e dalla forza di questo popolo. Hanno combattuto tre guerre contro gli inglesi, nel XIX secolo, dove questi ultimi ne sono usciti molto malconci, senza mai arrendersi, senza mai piegare il capo. Tra il 1979-90 i sovietici hanno vissuto il loro dramma afgano, con perdite ingentissime di uomini e una sconfitta politica tout court. Infine gli americani e i loro alleati. Purtroppo le lezione del passato non sono servite a niente.

Valerio Pellizzari – In battaglia, quando l’uva è matura. Quarant’anni di Afganistan, Laterza (2012)

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