Chernobyl – Francesco Cataluccio

Innanzitutto è una storia culturale della regione di Chernobyl e di quella parte dell’Ucraina, che fu un centro importante del Hassidismo ebraico, più tardi spazzato via dalla furia nazista. Alla fine dell’Ottocento vi erano presenti in maggioranza persone di religione ebraica rispetto a quelle di religione ortodossa e cattolica. La regione di Chernobyl, come spiega bene l’autore, passò varie volte di mano: dal regno lituano a quello polacco e infine al regno russo nel 1793. Gli ebrei, considerati filo-polacchi, subirono vari pogromy, cioè persecuzioni, da parte dei contadini ucraini e cosacchi. L’apice delle persecuzioni pre-naziste si ebbero nel 1881, a causa dell’assassinio dello zar Alessandro II. Infine i nazisti, durante la Seconda guerra mondiale, uccisero la maggior parte degli ebrei ivi presenti e con loro scomparve per sempre la cultura degli hassidim, così bene descritta dal filosofo ebreo Martin Buber.

Il libro non si limita a descrivere la comunità ebraica, se pur così importante e presente, ma scandaglia gli orrori spaventosi vissuti dagli ucraini durante la loro storia. Un evento su tutti: Holomodor. Letteralmente significa “morte inflitta attraverso la fame”. Il genocidio, perché di questo si tratta, fece milioni di morti. La causa del disastro ebbe inizio quando Stalin iniziò la politica della Collettivizzazione forzata, alla fine degli anni ’20. Kaganovic, vice presidente dell’URSS, attuò tutte le misure indicate da Stalin. Questo provocò tra il 1932 e il 1934 milioni di morti per fame. La descrizione che fece Vasily Grossman in Tutto scorre è terrificante: “A certi invece dava di volta il cervello, non si calmavano fino alla fine. Li riconoscevi dagli occhi, lucidi. Erano loro che facevano a pezzi i morti e li cuocevano, uccidevano i propri figli e li mangiavano. Si risvegliava in loro la belva, quando l’uomo moriva. Ho veduto una donna, l’avevano portata sotto scorta al centro distrettuale. Il suo viso era di un essere umano, ma aveva gli occhi di un lupo”.

Cataluccio prosegue citando Taràs Bul’ba di Gogol’, racconto incentrato sulla dura vita dei cosacchi, L’armata a cavallo di Babel’, racconti ispirati dalla guerra civile sovietica, il già citato Vasily Grossman, Mussorski per quanto riguarda la musica e tanti altri ancora. Naturalmente la tragedia nucleare del 1986 non viene mai tralasciata, ma compare a più riprese nel libro. Oggi Chernobyl e Pripjat’ sono visitate da oltre 15000 mila turisti all’anno.

L’ho trovato un libro appassionante e ricchissimo di nuovi spunti per future letture.

Francesco M. Cataluccio, Chernobyl, editore Sellerio (2011)

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