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Curiosità varie Poesia Società

Incomunicabilità latente

Perché è così difficile comunicare con gli altri? È una domanda seria, maledettamente seria. Si parla la stessa lingua eppure non ci si capisce. Spesso vediamo negli altri solo ciò che ci fa comodo, ciò che ci appare rassicurante o ciò che ci conferma un pregiudizio o solo un’idea, per quanto fumosa e sbagliata. Tutto si trasforma in opinione soggettiva senza più alcun legame con l’oggettività dell’azione o dell’oggetto in questione. La guerra delle opinioni.

Come se ne esce fuori? Forse osservando e cercando di mettere assieme, come un grande puzzle, tutte le soggettività in comunicazione tra loro. Chi è in grado di farlo? Probabilmente nessuno, se non pochissimi. La vita umana è costellata da incomprensioni, da vizi di crescita, da parole dette e non dette o dette solo a metà.

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Politica Società

Gianna Jessen: sopravvissuta all’aborto salino

Una storia di ordinaria follia americana, in cui il valore della vita è andato completamente perso (in realtà in Inghilterra si può abortire fino alla 24° settimana di gestazione per qualsiasi motivo, e anche oltre se ci fossero rischi per la salute della madre o anomalie “fetali”). Gianna Jessen è sopravvissuta a un aborto salino al settimo mese e mezzo di gravidanza! Un crimine che urla vendetta, ma in alcuni Stati americani è compatibile con la legge. Incredibile, ma vero.

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Arte

Federico Zeri commenta Duccio di Boninsegna

Lezione di Federico Zeri

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Ambiente Politica

Ancora Monti?

Siamo sicuri che Monti possa davvero svolgere un ruolo positivo per l’Italia? Non rischia di affossarci ancora di più? Fino a che punto siamo disposti a pagare dei tassi di interesse sul debito che sarebbe poco definire da strozzino? Non sono un seguace di Beppe Grillo, ma condivido alcune delle sue idee.

Primo: questo debito deve essere ridimensionato, perché i tassi di interesse applicati al debito hanno duplicato il debito stesso; secondo: le famiglie italiane sono tra le meno indebitate d’Europa e del mondo: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-07-01/tedeschi-hanno-debito-italiani-173722.shtml?uuid=AbfQPD1F, ma nonostante ciò nel 2013, secondo le previsioni degli economisti, saremo costretti a pagare qualcosa come 91 miliardi di euro di soli interessi! 36 in più della Francia e 27 in più della Germania. Il patrimonio delle famiglie non è incluso nel calcolo del Pil di uno Stato e ciò fa abbassare il rating dell’Italia. Eppure nel 2013 il debito tedesco supererà quello italiano, attestandosi a 2082 miliardi di euro. I debiti pubblici di Francia e Gran Bretagna sono quasi raddoppiati negli ultimi venti anni; terzo: con questo appoggio totalmente Jeremy Rifkin, che con il libro – La terza rivoluzione industriale – indica il cambiamento totale che la nostra società deve condurre se vuole uscire dalla crisi economica e migliorare, o cercare di porre un freno, alla disastrosa situazione climatica-ambientale: puntare con grossi investimenti sulle energie rinnovabili, quali Sole, vento, geotermico, risparmio energetico ecc.; farla finita con le auto a benzina e a gasolio (inquinano e il carburante ha raggiunto un costo proibitivo) e costruire auto elettriche che vadano con corrente elettrica prodotta da fonti rinnovabili; costruire reti elettriche intelligenti che possano dare la possibilità alle persone di produrre e vendere energia. Guardate, per soddisfare il fabbisogno energetico elettrico dell’Italia, basterebbe ricoprire di pannelli fotovoltaici un’area di 140 km quadrati, più o meno l’area della provincia di Piacenza (Armaroli, Balzani – Energia per l’astronave Terra). Questi sono solo alcuni esempi.

Purtroppo non mi sembra che il governo Monti stia proseguendo su questa strada o voglia intraprenderla. E’ paradigmatico il caso Ilva di Taranto. Un’industria da terzo mondo: qualsiasi governo occidentale l’avrebbe chiusa da tempo, ma il nostro ministro dell’ambiente non la pensa così… Monti cercherà semplicemente di fare recuperare i crediti alle banche straniere verso cui noi siamo indebitati. Banche francesi, tedesche e inglesi. E intanto l’economia italiana crolla.

Qualcosa di meglio si può e si deve fare. La politica dovrebbe tornare a svolgere un ruolo propositivo nell’economia, dare indicazioni forti (come ha cercato di fare timidamente il governo Prodi nel 2007 con in nuovo conto energia, che però ha consentito all’Italia di essere il primo Paese al mondo per potenza installata di energia fotovoltaica, nel 2011), scegliere persone capaci e di ampie vedute, essere forte con i forti ed eliminare tutti gli sprechi politici nelle amministrazioni locali e nazionali.

Bibliografia: Jeremy Rifkin, La terza rivoluzione industriale, Monadadori (2011); Nicola Armaroli – Vincenzo Balzani, Energia per l’astronave Terra,  Zanichelli (2008)

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Economia Libri Politica Società Storia

Paolo Di Stefano – La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956

E’ uscito l’anno scorso, presso l’editore Sellerio, un libro che racconta la tragedia avvenuta in Belgio, nel 1956, che coinvolse dei minatori italiani.

Paolo Di Stefano, l’autore del libro, ricostruisce in dettaglio, soprattutto grazie alle interviste dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime italiane, i giorni antecedenti, il giorno stesso e quelli successivi alla catastròfa. L’autore ritorna in Belgio dopo oltre 50 anni dalla tragedia per intervistare i figli e i nipoti delle vittime. Il disastro avvenne a 965 metri di profondità, nella città di Marcinelle, e provocò 262 morti, dei quali 136 immigrati italiani. In quello stesso anno, il 1956, morirono in Belgio 166 minatori italiani; e tra il 1946 e il 1963 i morti furono 867. L’Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, fece un accordo commerciale con il Belgio: carbone in cambio di operai da mandare a lavorare nelle miniere della Vallonia. Il governo vi spedì oltre 50000 mila operai, soprattutto minatori. Il Belgio per ogni mille minatori e operai ricevuti regalava all’Italia da 2500 a 5000 tonnellate di carbone, a secondo della produzione. Vissero per anni in baracche di legno senza bagno: erano campi di concentramento dopo avevano alloggiato i prigionieri tedeschi. Lavorarono a cottimo facendo turni e orari massacranti pur di guadagnare qualcosa in più, visto che la paga base era a malapena sufficiente alla sopravvivenza.

Eppure, dopo la tragedia, i nostri operai furono completamente dimenticati dalle autorità politiche italiane. Nessuna autorità si presentò al funerale dei minatori.

Ne risulta un libro pieno, umano e commovente, ma anche la costernazione e la rabbia si fanno strada pagina dopo pagina.

Di Stefano, Paolo, La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956, Palermo, Sellerio, 2011.

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Libri Natura Politica Storia Viaggi

Francesco Cataluccio – Chernobyl

Questo libro è innanzitutto una storia culturale della regione di Chernobyl e di quella parte dell’Ucraina che fu centro importante dell’Hassidismo ebraico, spazzato via dalla furia nazista durante la Seconda guerra mondiale. In questa regione, alla fine dell’Ottocento vi erano presenti in maggioranza persone di religione ebraica rispetto a quelle di religione ortodossa e cattolica. La regione di Chernobyl, come spiega bene l’autore, passò varie volte di mano: dal regno lituano a quello polacco e infine al regno russo nel 1793. Gli ebrei, considerati filo-polacchi, subirono vari pogromy, cioè persecuzioni e massacri, da parte dei contadini ucraini e cosacchi. L’apice delle persecuzioni pre-naziste si ebbero nel 1881, a causa dell’assassinio dello zar Alessandro II: in tutta la Russia si scatenarono vere e proprie rappresaglie, con centinai di morti e paesi devastati. Infine i nazisti completarono l’opera durante la Seconda guerra mondiale, uccidendo la maggior parte degli ebrei ancora presenti e con i morti scomparve per sempre la cultura degli hassidim, così bene descritta dal filosofo ebreo Martin Buber.

Il libro non si limita a descrivere la comunità ebraica, seppur così importante e presente, ma scandaglia gli orrori spaventosi vissuti dagli ucraini durante la loro storia. Un evento su tutti: l’Holomodor. Letteralmente significa “morte inflitta attraverso la fame”. Il genocidio, perché di questo si tratta, fece milioni di morti. La causa del disastro ebbe inizio quando Stalin iniziò la politica della Collettivizzazione forzata, alla fine degli anni ’20. Kaganovic, vice presidente dell’URSS, attuò tutte le misure indicate da Stalin. Questo provocò tra il 1932 e il 1934 milioni di morti per fame. La descrizione che fece Vasily Grossman in Tutto scorre è terrificante:

A certi invece dava di volta il cervello, non si calmavano fino alla fine. Li riconoscevi dagli occhi, lucidi. Erano loro che facevano a pezzi i morti e li cuocevano, uccidevano i propri figli e li mangiavano. Si risvegliava in loro la belva, quando l’uomo moriva. Ho veduto una donna, l’avevano portata sotto scorta al centro distrettuale. Il suo viso era di un essere umano, ma aveva gli occhi di un lupo.

Cataluccio prosegue citando Taràs Bul’ba di Gogol’, racconto incentrato sulla dura vita dei cosacchi, L’armata a cavallo di Babel’, racconti ispirati dalla guerra civile sovietica, il già citato Vasily Grossman, Modest Petrovič Musorgskij per quanto riguarda la musica e tanti altri ancora. Naturalmente la tragedia nucleare del 1986 non viene mai tralasciata, ma compare a più riprese nel libro. Oggi Chernobyl e Pripjat’ sono visitate da oltre 15000 mila turisti all’anno.

L’ho trovato un libro appassionante e ricchissimo di nuovi spunti per future letture.

 Cataluccio, Francesco, Chernobyl, Palermo, editore Sellerio, 2011. 

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Libri Poesia

Federico Zeri commenta la Divina Commedia

Il grande critico d’arte commenta la maggiore opera di Dante. Zeri vi scorge influenze esoteriche nell’opera, tesi negata dalla maggior parte degli accademici.

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Ambiente

Come avviene l’effetto serra

Un po’ di storia

La prima registrazione effettuata al mondo della temperatura terrestre risale al 1659, in Inghilterra. Da questa documentazione si rivela un sensibile aumento delle temperature, specialmente verso la fine del XX secolo. Chiaramente i cambiamenti in Inghilterra non riflettono necessariamente modifiche, ad esempio, in Brasile o negli Stati Uniti. Inoltre non affonda abbastanza nel passato per rivelarci quanto insolite siano le nostre odierne temperature elevate. Per rispondere a queste domande gli scienziati si sono rivolti a nuove scienze. Una di essa è la dendrocronologia: si contano e si misurano gli anelli che si formano all’interno del tronco. Ogni anno il tronco dell’albero medio forma un nuovo anello. In una buona annata il cerchio sarà più spesso, in una cattiva più sottile. In questo modo sono riusciti a risalire all’anno 1000 e a spaziare dal nord America alla Russia e all’Europa settentrionale. Nelle regioni tropicali sono i coralli a svolgere un ruolo simile, poiché, come gli alberi, crescono di un anello all’anno. Al Polo nord e sud si estraggono dei campioni di ghiaccio per studiare gli isotopi di ossigeno incorporati. Un ulteriore aiuto arriva dai sedimenti di fango sul fondo dei laghi. Mentre le temperature si alzano e si abbassano, piante diverse fioriscono e consegnano il loro polline alle correnti d’aria di passaggio. Si studiano i grani di polline.

Dalla studio degli ultimi mille anni, si è scoperto che l’XI secolo è stato piuttosto caldo (il secolo di cui si è parlato della “verdeggiante” Groelandia). Le temperature inoltre sono state più rigide nel XVII secolo, chiamata la Piccola era glaciale, e ancora al principio del XIX secolo. Nel XX secolo le temperature hanno iniziato ad alzarsi pericolosamente. Questo è avvenuto in due fasi: all’inizio del XX secolo ( ma i decenni seguenti hanno rappresentato temperature più fresche, soprattutto nell’emisfero nord), e dopo gli anni Settanta e da allora sta acquistando velocità. Le temperature odierne sono più elevate di quelle dell’intero ultimo millennio.

Nella media globale, dagli anni Dieci agli anni Quaranta le temperature sono salite di circa 0,35 °C. In seguito c’è stato un raffreddamento di circa 0,1°C, e dagli anni Settanta il mondo si è scaldato di altri 0,55 °C. Da quando abbiamo una documentazione più esaustiva delle temperature, dal 1850 in poi, si è registrato che gli anni più caldi dell’intera documentazione sono stati il 1998, il 2005, il 2010 e probabilmente il 2012. Gli anni 2002, 2003 e 2004 sono stati, rispettivamente, il quarto, il quinto e il sesto anno dell’inventario. Tutti questi dati sono stati raccolti dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), un organismo internazionale costituito da climatologi di primo piano e consulenti governativi di tutto il mondo. E’ diffusamente considerato la massima autorità nella scienza del cambiamento climatico.

La scoperta dell’effetto serra

Lo scienziato francese Joseph Fourier ha scoperto, nel 1827, che la Terra è troppo lontana dal Sole per stare bene. Considerando solo la nostra posizione la Terra dovrebbe essere congelata. La Terra assorbe l’energia che ci arriva dal Sole, sotto forma di luce solare. Poi arde di calore, emettendo un’altra forma di luce che è al di là dell’estremità rossa dell’arcobaleno perché i nostri occhi possano vederla, e che quindi chiamiamo “infrarossi” (tutti i cori caldi emettono questo invisibile bagliore a infrarossi). Fourier si è reso conto che la Terra, riversando di nuovo nello spazio l’energia solare sotto forma di luce a infrarossi, avrebbe dovuto avere una temperatura media globale di meno 15 °C e non più 15 °C come effettivamente ha. Fourier ha compreso che la chiave era nell’atmosfera.

John Tyndall, proseguendo il lavoro di Fourier, ha scoperto, tramite un esperimento, che la luce a infrarossi scorreva senza impedimenti attraverso l’aria (cioè azoto e ossigeno senza tutti gli altri gas, avendoli tolti durante l’esperimento). Poi ha aggiunto un pizzico di metano, un po’ di vapore acqueo e un nonnulla di anidride carbonica, tutti elementi che in piccole quantità ricorrono nell’atmosfera terrestre. E all’improvviso è cambiato tutto! Le cosiddette “impurità” (metano, anidride carbonica e vapore acqueo) in effetti intrappolavano gli infrarossi, impedendo a parte di essi di librarsi di nuovo nello spazio Così è stato scoperto l’effetto serra. Questi gas funzionano un po’ come i pannelli di vetro di una serra, che permettono alla luce solare di penetrare per scaldare all’interno, ma poi impediscono a quell’aria riscaldata di uscire. In altre parole, lasciano che il Sole entri attraverso l’atmosfera per scaldare la superficie, ma poi bloccano parte della quantità di calore in uscita, che altrimenti si disperderebbe nello spazio. In piccole quantità l’effetto serra è un’ottima cosa. Senza di esso il nostro pianeta sarebbe ghiacciato e privo di vita. L’anidride carbonica rappresenta meno dello 0,4% dell’aria, e il metano ancora di meno. L’aria più calda può assorbire più acqua. Se nell’atmosfera è presente una quantità maggiore di CO2 , l’aria assorbe più vapore acqueo: questo raddoppia l’effetto serra. Gli scienziati lo chiamano “feedback positivo”, perché amplifica l’effetto originale.

In quello che ho scritto non c’è nulla di esaustivo, è solo un’introduzione dato che il campo di ricerca è vastissimo e in continua evoluzione.

 Bibliografia: Walker, King, Una questione scottante, Codice Edizioni (2008); Mark Lynas, Notizie da un pianeta rovente, Longanesi & C. (2005)

 

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Economia Geopolitica Politica Storia

Emilio Del Giudice: Effetto Bridgman e fusione fredda

La ricerca scientifica e le nuove armi di distruzione di massa.

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Due parole sulla fusione fredda

Argomento scomodo, deriso e ritenuto impossibile da molti scienziati e politici; eppure nel 1989 Fleischmann e Pons, due elettochimici, dichiararono pubblicamente (forse questo è stato un errore, anche se non voluto da loro…) di essere riusciti a produrre una corrente elettrica da una temperatura di partenza di circa 30-40 °C. Questi esperimenti sono stati portati avanti da due grandi fisici italiani dell’Istituto di fisica nucleare delle alte energie dell’Università di Milano: Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice. Ma oggi tutti i fondi sono stati tagliati ed Emilio Del Giudice, dopo la morte di Giuliano Preparata, fa conferenze su l’uso della fusione fredda negli armamenti militari americani e israeliani.

Bibliografia: Roberto Germano, Fusione fredda, Bibliopolis (2003)