Il deserto e Toth

Parla un deserto
All’oasi nascosta
E ombreggiata, in
Cui poche palme
Restano a guardia
Della fedele valle.
Quell’io, che pensa
In vece mia,
Resta in ascolto
Nel freddo silenzio
E aspetta il meriggio,
Quasi funesto.
Un uccello si disseta,
Poi si posa
Sulla mia mano
E si riposa.
Lo guardo
E vedo in lui
L’amata scomparsa
E mai ritrovata:
Come la tempesta
Così era passata,
Lasciando macerie
Nell’animo mio.
Un deserto parla,
Ma nessuno risponde.
Anche l’oasi è scomparsa,
Portandosi dietro
Degli uomini i ricordi.
Resti tu, mio dolce sole,
E tu, luna notturna.
Stelle dimentiche
Di sé danzano
In cerchio, distanti,
E misurano
La notte che
Io contemplo.
Le parole sono
Racchiuse nell’amore
E la saggezza
Nella tenerezza.
A Thot si devono
Cinque giorni in più,
Che alla luna sottrasse
Per salvare Nuth.

 

 

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Un vecchio poeta e Pessoa

Un poeta, molti anni or sono, decise di cercare la tomba di Fernando Pessoa. Per far ciò andò in Portogallo, lasciando la sua povera e lontana casa. Prese un autobus e stanco e stremato dal clima torrido arrivò al cimitero, sulle brulle e isolate colline di Lisbona. Trovò l’agognato campo funebre e cercò la tomba di Pessoa per ore, ma senza scorgere il suo nome sul freddo marmo di centinaia di lapidi ormai scurite dal sole. Il suo calpestio risuonò sull’acciottolato, allontanando le incaute e assonnate lucertole. Mentre vagava, senza una meta e ormai rassegnato, gli occhi del poeta intravidero un guardiano, curvo a ordinare una tomba lì appresso. Gli chiese della tomba di Pessoa e il guardiano, guardandolo di sbieco e con voce calma e distratta, gli rispose:

“No, Pessoa non è più qui, se ne è andato via”.

Una visione illuminò lo sguardo del poeta e all’improvviso sentì dell’aria calda accarezzare il suo viso e in fondo, vicino alla cancellata, vide un uomo con il capello e baffetti neri sgattaiolare fuori e scomparire nel tramonto perso all’orizzonte, dove il sole si rabbuia e si fonde nell’oceano. Rise tra sé e pensò:  “ecco, Pessoa se n’è andato davvero, una tomba non può contenerlo e la morte è solo uno scherzo. Non c’è pena dolce o amara che non sia su questa terra”.

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Я не Санкт Петербург – Io non sono San Pietroburgo

Je suis Paris, ich bin Berlin, ma su San Pietroburgo non è stata coniata nessuna espressione.
Che strano…, che strano.
Quindi si omaggiano solo i presunti amici, dimenticando i cosiddetti nemici dell’Occidente. I morti ammazzati lì non sono riconosciuti come propri: qui ognuno mantiene la propria identità nazionale, non si cambiano gli avatar con le bandiere nazionali del Paese colpito.
Anche i morti si selezionano e si selezionano molto bene. L’amicizia tra i popoli è una farsa, pilotata dai mezzi di informazione verso certi binari, quando è utile. Montanelli fece scuola, quando nel 1962 attaccò violentemente Enrico Mattei, presidente dell’ENI, sulle pagine del Corriere della Sera. Addirittura ne prospettò una brutta fine (cosa che puntualmente avvenne, perché tre mesi dopo morì in quello che sicuramente fu un attentato). Ma il caro Montanelli si dimenticò di dire che lui fece quell’inchiesta al soldo degli americani e degli inglesi. Era pagato per andare contro gli interessi del suo Paese! Con buona pace di Marco Travaglio.
Ecco, questo è quello che avviene sui media tutti i giorni, e non solo italiani. Decidono loro chi bisogna considerare amici e chi nemici. San Pietroburgo, ahimè, è l’ennesima conferma.

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Finalmente si vota

Finalmente oggi si vota per il Referendum Costituzionale, dopo quattro – cinque mesi di chiacchiere infinite, di gruppi contrapposti fino alla morte, di voltagabbana dell’ultima ora (ogni riferimento a Roberto Benigni è voluto), di discorsi fiume e quotidiani del nostro Presidente del Consiglio Renzi, di interventi di Goldman Sachs, del Financial Times, dell’ambasciatore americano a Roma, di politologi, di professori universitari, di giornalisti, di costituzionalisti, di imprenditori; e ancora di militari, di massoni, di delinquenti, di massaie, di Flavio Briatore, di esperti della Costituzione o presunti tali, di rimbecilliti, di intellettuali di ogni risma e orientamento politico, di comunisti, di leghisti, di fascisti, di liberali e… di di di di di di di di di di di di di di… che fatica.

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Советская история. Володя: человек против (Владимир Высоцкий) – Деметрио Волчич. [Только фрагмент]

Этот документальный фильм был показан в 1982 году на Раи Дуе. Этот фильм на итальянском языке.

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A Johan Lomu

Caro Johan,

la vita ti ha riservato dolori, battaglie e prove continue fino all’estremo epilogo. I medici ti prefigurarono una vita in sedia a rotelle con sedute di dialisi quotidiane, ma la tua forza d’animo e la tua perseveranza ti hanno invece permesso di diventare un campione di rugby conosciuto e amato in tutto il mondo. Purtroppo la malattia è rimasta sorda ai tuoi sforzi e gli echi lontani e potenti dell’haka hanno risuonato nel giorno del tuo addio. Così, crudelmente e senza misericordia, la morte ti ha strappato dai tuoi affetti e dai tuoi fans troppo presto, ma noi che continuiamo a camminare su questa terra siamo qui oggi a ricordarti.
Un anno è passato e altri ne passeranno ma il tuo ricordo dai nostri cuori mai svanirà.

Possa tu essere quella colomba bianca che tua moglie, con tanto amore, ha lasciato libera di librarsi in cielo.

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Алексей Кручёных – Дыр бул щыл

Дыр бул щыл
убеш щур
скум
вы со бу
р л эз

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Una postilla su Maradona a 40 anni dal debutto

Quarant’anni fa, all’età di sedici anni, Maradona debuttava a livello professionistico in Argentina. Io, insieme a tanti italiani, ho avuto la fortuna di vederlo giocare in Italia, perché il Napoli lo acquistò dal Barcellona, nel 1984, per la cifra record per allora di tredici miliardi di lire. Restò in Italia fino al 1991. Devo dire da tifoso dell’Inter che non ho più rivisto da allora un giocatore come lui, né in Italia né all’estero. Lo considero il più grande di tutti e mi piace ricordare le parole che una volta espresse Carmelo Bene nei suoi riguardi: “Essendo lui il calcio non è più il calcio”. Cioè vedere le magie di Maradona era come ammirare un quadro di Leonardo o una scultura di Michelangelo o, ancora, ascoltare un’opera di Mozart o di Beethoven o leggere una poesia di Pushkin o di Leopardi. Essendo lui il calcio trascendeva lo stesso e una magia improvvisata in campo restava scolpita nella memoria di colui che la vedeva, come fosse qualcosa di irripetibile e unico, di magico e imperscrutabile, consapevole che non avrebbe più assistito a nulla del genere. In questo caso non vale il motto “morto un papa se ne fa un altro”, anzi, vale esattamente il contrario. Scomparso uno come lui si resta orfani e nulla più. E’ come perdere un genitore, una volta perso non torna più e si vive di ricordi, talvolta dolci e talvolta amari.

Caro Maradona, ti auguro ogni bene!

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Смотрю и люблю

Когда смотрю в твои удивительные глаза,
Меня охватывает множество эмоций,
И я наслаждаюсь бесконечной нежностью,
И боль рассасывается из моего сердца.
Дорогие и нежные, твоя душа вспыхивает
В твоих сияющих восхитительных глазах.
Благодарю Камене за этот непостижимый дар,
За этот мощный поток приятных образов
С неба твоих ясных глаз,
Окунутых в твоё очаровательное лицо.

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Paolo e Francesca a Gradara

Paolo e Francesca a Gradara

Nella Rocca di Gradara ci sono passati e ci hanno vissuto personaggi importanti. Dalla famiglia Malatesta, signori di Pesaro e Rimini, a Paolo e Francesca, di dantesca memoria, dagli Sforza a Lucrezia Borgia.

La dolcezza dei pendii, la vista del mare in lontananza e la bellezza del luogo dovrebbero accompagnare l’immaginazione a immergersi in pensieri di serenità e amore. Così come le stanze della Rocca, all’interno del Castello di Gradara, dovrebbero suggerirci idilliaci intrattenimenti per i pochi e fortunati ospiti e inquilini. Eppure proprio in questo luogo ameno si è verificato un dramma amoroso, che Dante riporta nella Divina Commedia.

“O anime affannate,
venite a noi parlar, s’altri nol niega!”.

Il Poeta canta il dramma nel V Canto dell’Inferno. È la storia di un tradimento, di un amore impossibile, di una passione irresistibile, che un romanzo galeotto -nell’immaginazione di Dante- scatenò. È la storia di Paolo e Francesca.

Mentre Paolo tace (difatti non parlerà mai), Francesca si apre al Poeta:

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”.

Spieghiamo brevemente gli eventi. Francesca da Polenta, dei signori di Ravenna, sposa Gianciotto Malatesta, signore di Rimini e Pesaro. Gianciotto è brutto, sciancato, zoppo, ma è dotato di intelligenza e intraprendenza. Gianciotto ha un fratello, appunto Paolo, che invece è bello e affascinante. Francesca, convinta che il suo promesso sposo fosse lo stesso Paolo, se ne innamora e in men che non si dica instaura con lui una relazione amorosa clandestina. Quando Gianciotto scopre la tresca non esita un attimo a massacrarli: li passa entrambi a fil di spada.
Dante apprese la storia alla corte della famiglia Polenta a Ravenna, dove si trovava ospite, dopo un lungo peregrinare, in seguito all’esilio da Firenze. (Il Poeta era ricercatissimo e conteso dalle varie corti nobiliari italiane). Dante prova una grande pietà per i due innamorati, probabilmente perché lui stesso, nonostante fosse sposato, si era innamorato di un’altra donna, cioè Beatrice.

Dante nella sua pietà ed empatia per questi due sventurati dell’amore si dispera fino addirittura allo svenimento.

“Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangea; sì che di pietade
io venni men così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade”.

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